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l’arca

Ago 13, 2017   //   by wbottoni   //   Cultura  //  Nessun commento
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Di una cosa dobbiamo essere assolutamente certi, che la vicenda dolorosa dei migranti non potrà mai essere incorniciata dentro una semplice rassegna stampa mattutina o peggio spiegazzata e lacerata nel becero duello politico parlamentare italiano ma neppure scovata dentro le pieghe della bandiera blu stellata.

Possibile mai che nessuno si chieda cosa pensino veramente quei volti stravolti dalla paura e tormentati dalla fatica di vivere.

Eppure sono gli unici protagonisti di una vita che li ha costretti a percorrere un lungo tratto blu macchiato di sangue. Un dolore buio che non sanno forse raccontare neanche loro. Forse solo la luna e le onde che li hanno accompagnati hanno contato tutte quelle lacrime che sono affondate con loro.

L’arca è già in mare, ma i marinai che sono saliti a bordo da dove vengono? Oscuri scafisti, militari della Marina, volontari civici delle ONG, pescatori, pirati, forse. Chissà?

Salviamoli a casa loro.

Quante volte abbiamo ascoltato queste luride parole. Ma mai nessuno che si chieda veramente le ragioni, quelle vere della loro fuga disperata.

Ma chi ha ha cambiato per sempre  il loro clima intorno a loro? E chi ha spinto le piogge acide sopra  le loro teste rendendo sterili le loro terre? Quali  losche organizzazioni hanno esportato i rifiuti nucleari dentro i loro paradisi scambiandoli con i loro diamanti? Quali imprese alimentari hanno reso inutili i loro miseri raccolti. Chi ha armato la mano dei loro dittatori?

Oggi qualcuno  ha piantato le loro braccia nei luridi sottoscala delle nostre metropoli solo per far crescere e moltiplicare i nuovi schiavi.

Le altre braccia, quelle rimaste sulle barche, le ha mangiate il mare.

Ma se davvero vogliamo aiutarli?  

Allora compriamogli delle navi, insegniamogli a percorrere le rotte del loro destino, e finalmente diamo a loro la forza di proteggere i loro figli.

Ma chi aprirà i porti alla loro speranza?

Solo un infinito filo di navi che unisca tutte le nazioni del mondo potrà restituire all’uomo l’innocenza e la dignità che sono sparite insieme a quelle lacrime.

Una terra che viaggia, una terra che unisce i popoli, una terra per proteggere il futuro.

Un arca, forse?

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