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Resettiamo lo SRI

Dic 3, 2016   //   by wbottoni   //   Investimenti Socialmente Responsabili  //  1 Commento
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Premessa

Il pianeta dell’Investimento Socialmente Responsabile in Italia continua a viaggiare in un orbita sostanzialmente parallela o meglio indifferente rispetto a quella che governa il mondo della Finanza tout-court, così come testimoniato anche dal rapporto Mefop presentato al termine della settimana SRI 2016.

Nonostante i temi-guida fondamentali legati al cambiamento climatico, alle frodi finanziarie ed industriali hanno mutato la percezione diffusa sia dei modelli di sviluppo che di domanda di partecipazione ai processi di democrazia economica, non si è ancora concretizzata una  vera e propria discontinuità strutturale.

Inoltre, il vasto processo di in-globalizzazione che sta invadendo la nostra economia nazionale sta disegnando una nuova società a più volti ed a differenti velocità. Uno sorta di sviluppo intrecciato o meglio annodato, che presto o tardi, rappresenterà un  vero e proprio pericolo per la stessa coesione sociale del nostro Paese.

Il senso comune, ovvero la nostra coscienza sociale,  si sta velocemente sedimentando intorno ad uno stile improntato alla rassegnazione piuttosto che alla forza critica. Lingue parlate e scritte, prodotti culturali audio video non hanno ancora purtroppo creato un comune denominatore o meglio un’ordinata uscita di sicurezza versus uno sviluppo ormai senza controllo.

Forse perciò occorre riportare indietro le lancette per ricreare l’occasione di un nuovo inizio per la finanza SRI.

Tornare alle origini, comprendere le pulsioni vitali che hanno sprigionato questa ventata critica può assomigliare molto al percorso coraggioso ed illuminato che i francescani intrapresero nel XV secolo allorché il loro fondo di rotazione del capitale dei Monti di Pietà rappresentò un’altra via al  cosiddetto capitalismo predatorio vero moltiplicatore di povertà diffusa.

Il paradigma: il capitale sociale intatto e fertile per arginare l’avidità predatoria di pochi contro tutti.

L’insegnamento principe di quell’evento storico era  tutto dentro un processo sociale stratificato in grado di rivoluzionare i meccanismi che erano alla base del funzionamento di un determinato consorzio sociale o di uno dato blocco storico.

Oggi invece i soggetti collettivi o istituzionali, che dir si voglia, risultano satellitari all’orbita economico-finanziaria e in ultima analisi privi di un centro di gravità in grado di spalancare un fronte nuovo a fianco con i veri protagonisti sociali che peraltro dicono di rappresentare.

Per fare un balzo avanti bisogna dunque fare almeno un passo indietro e per queso crediamo che le pulsioni vitali della società siano l’unico e vero fertilizzante in grado di cambiare il volto della Finanza Etica.

Per queste ragioni oggi più che ieri il Mondo della Finanza Sostenibile ha la responsabilità di indicare una nuova strada sul versante di un reale Cambiamento: un vero e proprio RESET.

  1. Partiti e Sindacati debbono avere un modello di funzionamento organizzativo  e uno di gestione delle risorse economiche di funzionamento improntato ai principi Ambientali, Sociali e di Governance.
  2. I maggiori attori Economici operanti sulla scena nazionale debbono convergere entro un modello unitario ed omogeneo di reportistica sociale.
  3. Si auspica la nascita di una una Consob-SRI che promuova nuove regole di buon governo societario in grado di attribuire un etichetta ESG per i titoli eventualmente meritevoli.
  4. Occorre inoltre favorire la costruzione di un network universitario in grado di ricoprire il ruolo di Consulente SRI eventualmente producendo un modello unico di misurazione.
  5. Inoltre andrebbe ripensato l’insegnamento dell’educazione civica a favore di una materia che guardino allo sviluppo sostenibile.
  6. L’esclusione o lo semplice vendita di un titolo per violazione dei principi ESG e per la lotta alla corruzione devono confluire in una sola piattaforma di comunicazione e raccolta in un indice di dismissione accanto quello di mercato.
  7. La misurazione dell’impronta di carbonio, va inserita in bilancio per ogni soggetto economico quotato eventualmente estesa agli investitori istituzionali  e comunicata a tutti i soggetti portatori di interesse.
  8. Nuovi processi nelle regole di governo nel mondo dei soggetti istituzionali che prevedano nuove regole elettive con maggiore potere ai singoli aderenti.
  9. Sempre nel mondo degli Istituzionali prevedere l’identificazione di un obiettivo sociale accanto a quello economico da inserire in Bilancio.
  10. L’arte come vero testimonial di rappresentazione dell’autenticità strategica

Conclusione

Abbiamo parlato di Arte e Finanza SRI e quale miglior artista capace di una       visionarietà militante che porta il nome di Pier Paolo Pasolini: – Con chi bruciasse una foresta io non avrei pietà. Se uno uccide un altro uomo in fondo lo si può capire, perché magari è mosso dalla passione: chissà cosa lo può aver condotto a quella scelta, una malattia o un trauma infantile… Non oserei giudicarlo. Ma uno che distruggesse una foresta sì, lo

giudicherei. Per tornare al nostro discorso, occorrono leggi che proteggano in un modo più totale le antichità. Orte dovrebbe essere tutelata in quanto città, non solo per i singoli monumenti. Esiste una gerarchia. Un grande palazzo o una grande chiesa dovrebbero valere un muretto, un capitello, un tabernacolo, una loggia. Andrebbero tutelati anche questi. Un casale di contadini andrebbe difeso come se fosse una chiesa.

Roma 3 dicembre 2016

1 Comment

  • […] few weeks ago, Previtenda blog launched a sort of Manifesto with the aim to reset Sri finance in Italy, highlighting the need to step back in order to be able to take a bigger step forward […]

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