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Archive from dicembre, 2016

Cronaca di un terremoto annunciato

Dic 29, 2016   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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Non appena accade un terremoto il primo commento che ascoltiamo sui media riguarda la sua imprevedibilità.

Schiere di esperti ci spiegano da tutti i lati che nulla ancora è accaduto che consenta alla scienza di promuovere azioni preventive che minimizzino i devastanti effetti naturali che questo rovinoso evento naturale produce.

Eppure, mai un terremoto finanziario come questo era stato così lungamente annunciato e largamente temuto.

Una storia importante sembra inesorabilmente volgere al termine senza che nessuno sappia farsi le  domande che oggi veramente contano.

Previtenda oggi confusa tra i compagni della Fisac-Cgil  era in Corso d’Italia ad ascoltare le loro voci strozzate, coperte di malinconia. Non è mancata certo la consueta lucidità illuminata dalla sapiente lettura dei fatti di Antonio ma tutto è sembrato rimanere al suolo, né polvere né terra, ma forse una sorta di acquario crudele costruito da altri,  reso prigione per tante belle intelligenze.

Dunque, fino al 2012 questa era una casa forte e luminosa  fino a quel momento  in cui qualcuno chiese di ingrandirla con mura nuove di ritorno dai nostri confini. Ben presto le putrelle usate per unire le dimore si rivelarono fragili e l’edificio traballò sotto i colpi di una devastante crisi finanziaria.

I nuovi mastri che accorsero non hanno saputo leggere in questi anni e nemmeno comprendere la sapiente costruzione che avevano tra le mani, essi infatti come “The Sorcerer’s Apprentice” non fecero altro che creare un interminabile groviglio di improbabili soluzioni che fatalmente ci hanno condotto ai nostri giorni.

Ma quello che più ci stupisce che alla talvolta stucchevole retorica solidaristica italica che segue ai sismi (quelli geologici s’intende)  non fa riscontro un’analogo atteggiamento  dinanzi ad  eventi finanziari disastrosi come quello capitato al Monte dei Paschi di Siena.

Si fanno ogni giorno i conti sulla tasche di ciascuno per misurare la portata del sisma ma nessuno che sappia veramente interrogarsi  di quale immane perdita economica si stia realmente e velocemente accumulando dinanzi alle nostre case.

Il Monte è semplicemente un muro portante del Paese!

Persino il sistema bancario nazionale non è riuscito a costruire una risposta di sistema, anzi i più cercano tristemente di trarne una vantaggio commerciale insperato. Come non vedere che proprio la fuga da una casa all’altra di larghe folle itineranti può determinare un disequilibrio tale da mettere a repentaglio l’intera sostenibilità del Sistema nel suo complesso?

Nessuno veramente vince ma la vera sconfitta è l’Italia.

Un mercato più povero e dominato da pochi aggredirà con maggiore avidità i banchi del denaro senza che alcun contrappeso possa veramente tutelare al meglio un popolo consumatore sempre più preda della paura e privo della  speranza di una finanza realmente al servizio dell’economia reale.

Una classe politica spenta più preoccupata del marketing elettorale che della ricerca di nuove leve di ricchezza assiste a questo triste spettacolo senza mostrare nemmeno l’ombra del coraggio delle precedenti generazioni.

Purtroppo nessun San Bernardino Da Siena è finora comparso all’orizzonte.

Cari compagni della Fisac del Monte siate orgogliosi della vostra storia  perché dalla vostra salvezza passa quella dell’intera nazione.

Un app per uscire dal Buio di questo Natale

Dic 25, 2016   //   by wbottoni   //   Cultura, Sindacato  //  Nessun commento
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Per un Umanità colpita dalla cecità ci sarebbe  oggi bisogno di un applicazione come questa per uscire dal buio che ci avvolge. Resta un solo interrogativo su quale numero di telefono rintracciare Madre Teresa di Calcutta.

La Paura

Dic 16, 2016   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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“Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confusestupide come l’aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso‚ e te l’auguro‚ ragazzo‚ capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo‚ ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine‚ perché bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani.”
ITALO CALVINO

Ci siamo chiesti più volte come gli storici scriveranno la storia d’Italia in questi anni  tormentati. Il sospetto e la paura sono i nuovi caratteri a piombo con cui i giornali stanno raccontando il nostro presente. Apriamo lo sguardo e troviamo Italia di Michele Santoro e impariamo i nuovi mestieri che sbocciano nelle periferie romane.

Da Aleppo a Ponte di Nona tutto ormai viaggia dentro una metropolitana perpetua. Ma quello che più colpisce è lo sguardo assente, la voce senz’anima di quei poveri fanciulli piantati in quei tristi prati.

Comm’è bella ‘a muntagna stanotte, Bella accussi nun l’aggio vista maie! N’anema pare rassegnata e stanca Solt’ ‘a cuperta ‘e chesta luna janca. Tu, ca nun chiagne, e chiagnere me faie, Tu, stanotte, addò staie? Voglio a te! Voglio a te! Quest’uocchie te vonno N’atra vota vedè! Comm’è calma ‘a muntagna stanotte cchiù calma ‘e mò nun l’aggio vista maie! E tutto dorme, e tutto dorme o more, e i sulo veglio – pecchè veglia Ammore…

La peste

Dic 10, 2016   //   by wbottoni   //   Cultura  //  Nessun commento
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La peste (romanzo)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
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La peste (La Peste in francese) è un romanzo dello scrittore francese Albert Camus del 1947. Appena pubblicata, l’opera riscosse grande successo vendendo oltre 160.000 copie nei primi due anni; ottenne tra l’altro il Prix des Critiques.La peste rientra nella produzione di Camus definita “ciclo della rivolta“. La peste è una metafora del Male in generale e del nazismo nello specifico.

Il romanzo è ambientato nella città algerina di Orano, in un imprecisato momento degli anni quarantaun giorno d’aprile 194…», recita l’incipit), quando il luogo è ancora sotto la dominazione francese. Orano è descritta come una città mercantile senza alberi, senza giardini, senza piccioni, in cui l’arrivo della primavera si avverte solo perché al mercato si vendono i fiori arrivati da fuori.

Tutti i cittadini si dedicano al lavoro e agli affari molto intensamente. Lasciati gli uffici si va al caffè, si passeggia lungo i viali o si sta affacciati sui balconi. In questa città è difficile essere malati o moribondi, perché non si possono avere le attenzioni né la tenerezza che si devono ad un malato. Protagonista è Bernard Rieux, medico francese residente a Orano, e il romanzo è condotto come cronaca scritta in terza persona dallo stesso Rieux.

La storia ha inizio con Rieux che accompagna la moglie, gravemente malata, alla stazione di Orano, dove prenderà un treno per raggiungere una non meglio precisata località per curarsi. Poco dopo la partenza della donna, scoppia un’improvvisa moria di ratti. Gli animali vengono trovati morti a migliaia ad ogni angolo della città, ma nessuno vi presta più di un ragionevole stupore. È, in realtà, la prima avvisaglia del terribile flagello che sta per abbattersi su Orano.

Dopo la sospetta morte di Michel, anziano portiere del condominio ove risiede Rieux, in città si diffondono casi analoghi: i malati presentano febbre alta, noduli e rigonfiamenti agli inguini e alle ascelle, macchie scure sul corpo e muoiono dopo una delirante, ma breve agonia. Rieux e l’anziano collega Castel riconoscono i sintomi della peste bubbonica. Inizialmente, nessuno vuol prendere in considerazione i sospetti dei due medici, neppure le autorità che temono crisi di panico presso la popolazione. Quando però l’epidemia esplode in tutta la sua violenza devastatrice, da Parigi viene ordinato di chiudere la città con un cordone sanitario, al fine di impedire il propagarsi del contagio.

Gli abitanti di Orano reagiscono ognuno a modo suo. Alcuni non rinunciano ai piaceri della vita di ogni giorno: i bar e i ristoranti restano aperti, mentre a teatro viene riproposta di continuo la rappresentazione di un gruppo di attori rimasti bloccati dal cordone sanitario. Altri, invece, si barricano in casa temendo il contagio. Nonostante il pensiero per la moglie malata, Rieux non si tira indietro dal prestare le cure agli appestati. Viene aiutato da Jean Tarrou, quest’ultimo vero e proprio co-protagonista del romanzo.

Tarrou è figlio di un avvocato francese, destinato, secondo le intenzioni del padre, ad intraprendere anch’egli la professione forense. Un giorno, tuttavia, il padre lo aveva invitato ad assistere ad una sua arringa in un processo penale, nel quale era riuscito ad ottenere la condanna a morte dell’imputato. Il giovane Jean, colpito dalla freddezza con cui il padre aveva chiesto e ottenuto l’esecuzione di un uomo, ne era rimasto inorridito e aveva deciso di lasciare la Francia e di girare per il mondo. Con sé porta sempre dei taccuini, che redige meticolosamente e sui quali, ad Orano, descrive l’evolversi dell’epidemia. Tarrou istituisce, altresì, un corpo di volontari per il trasporto degli appestati e dei morti.

Dietro ai due protagonisti si snodano le storie di altri personaggi: Joseph Grand, impiegato comunale impegnato nella stesura di un’opera letteraria sulla cui prima frase non riesce a convincersi; Cottard, un commerciante che, dopo aver tentato il suicidio, si arricchisce lucrando sulla carenza di generi di prima necessità; il padre gesuita Paneloux, che nelle sue prediche parla della peste come una punizione mandata da Dio a causa delle colpe degli uomini.

C’è, infine, Raymond Rambert, un giovane giornalista francese che cerca disperatamente da Rieux un aiuto per tornare in Francia e ricongiungersi alla donna che ama. L’occasione per fuggire, alfine, gli si presenta, ma Tarrou lo ammonisce, facendogli notare come Rieux, nonostante la moglie sia lontana e, per giunta, gravemente malata, presti instancabilmente le sue cure agli ammalati. Colpito dalle parole di Tarrou, Rambert decide di restare e si unisce al corpo dei volontari. L’epidemia intanto dilaga. All’arrivo dell’estate, la peste degenera dalla forma bubbonica a quella polmonare, molto più grave e altamente contagiosa. Nelle scuole, attrezzate provvisoriamente a ospedali, gli appestati aumentano in numero esponenziale.

E cresce sempre di più anche il numero dei morti: centinaia di persone periscono ogni giorno e le autorità cittadine devono cercare nuovi siti ove scavare fosse comuni. In autunno, si accende una speranza: il dottor Castel sviluppa un siero che potrebbe contrastare il morbo e guarire gli ammalati. Rieux lo sperimenta sul figlioletto del giudiceOthon, colpito dalla peste in maniera assai grave: la cura, tuttavia, non ha effetto e il bambino, al cui capezzale si stringono Rieux, Tarrou e padre Paneloux, che invoca l’aiuto divino per salvarlo, muore dopo atroci sofferenze.

La città sembra ormai rassegnata al disastro. Gli abitanti si chiudono nelle case, mentre anche padre Paneloux muore. Gli stessi Rieux e Tarrou sembrano aver perso le speranze: tra i due nasce una profonda amicizia e decidono per un attimo di staccarsi dalla realtà, concedendosi, una notte, un bagno in mare. Si giunge a Natale e anche Grand viene contagiato: quando l’impiegato sembra ormai prossimo alla fine, Rieux tenta il tutto per tutto, somministrandogli un nuovo siero. La nuova cura funziona: Grand guarisce e, nel frattempo, la peste inizia a perdere virulenza. Ricompaiono alcuni ratti, mentre il numero degli appestati e dei morti diminuisce sempre di più.

Nella sua ultima fase, però, l’epidemia uccide Othon e, soprattutto, Tarrou. Quest’ultimo, convinto che ormai l’epidemia fosse alla fine, aveva omesso le quotidiane abluzioni nelle sostanze disinfettanti, venendo così contagiato: Rieux, nel frattempo raggiunto dalla notizia della morte della moglie, tenta disperatamente di salvare l’amico somministrandogli il siero, ma ogni sforzo risulta vano. A breve, comunque, l’epidemia giunge al suo epilogo. A febbraio, finalmente, il cordone è levato e la città esplode in festa.

L’unico a non gioire è Cottard, che, deluso dalla fine della situazione a lui vantaggiosa, cade vittima di un raptus di follia e, da una finestra della propria abitazione, dà luogo a una sparatoria sulla folla, prima di essere arrestato dalla gendarmeria. Ma anche Rieux è cauto. Mentre esamina i taccuini lasciatigli da Tarrou, sulla base dei quali stenderà il racconto, ammonisce le autorità sulla necessità di una prevenzione contro un eventuale futuro ritorno della peste, i cui bacilli possono restare inerti per anni prima di colpire ancora.

Nessuno sembra accorgersi che la vicenda MPS assomiglia molto allo trama di questo profetico romanzo.

Peace a Beginning

Dic 9, 2016   //   by wbottoni   //   Cultura, Sindacato  //  Nessun commento
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Io sono l’oceano
Illuminato dalla fiamma
Io sono la montagna
La pace è il mio nome
Io sono il fiume
Il tocco di vento
Io sono la storia
Io non finiscono mai

 

Avevamo in quegli anni  queste musiche nella mente, il dolce sospiro della voce di Greg Lake che ci ha lasciato ci riempiva la vita. Seppure il mondo era attraversato da guerre sanguinose la nostra voglia di pace non era scalfita neppure un attimo.

Oggi la guerra ci è entrata dentro come un veleno senza che ce ne accorgessimo manca solo un tocco del vento per ricominciare e per vedere di nuovo illuminare la fiamma.

Resettiamo lo SRI

Dic 3, 2016   //   by wbottoni   //   Investimenti Socialmente Responsabili  //  1 Commento
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Premessa

Il pianeta dell’Investimento Socialmente Responsabile in Italia continua a viaggiare in un orbita sostanzialmente parallela o meglio indifferente rispetto a quella che governa il mondo della Finanza tout-court, così come testimoniato anche dal rapporto Mefop presentato al termine della settimana SRI 2016.

Nonostante i temi-guida fondamentali legati al cambiamento climatico, alle frodi finanziarie ed industriali hanno mutato la percezione diffusa sia dei modelli di sviluppo che di domanda di partecipazione ai processi di democrazia economica, non si è ancora concretizzata una  vera e propria discontinuità strutturale.

Inoltre, il vasto processo di in-globalizzazione che sta invadendo la nostra economia nazionale sta disegnando una nuova società a più volti ed a differenti velocità. Uno sorta di sviluppo intrecciato o meglio annodato, che presto o tardi, rappresenterà un  vero e proprio pericolo per la stessa coesione sociale del nostro Paese.

Il senso comune, ovvero la nostra coscienza sociale,  si sta velocemente sedimentando intorno ad uno stile improntato alla rassegnazione piuttosto che alla forza critica. Lingue parlate e scritte, prodotti culturali audio video non hanno ancora purtroppo creato un comune denominatore o meglio un’ordinata uscita di sicurezza versus uno sviluppo ormai senza controllo.

Forse perciò occorre riportare indietro le lancette per ricreare l’occasione di un nuovo inizio per la finanza SRI.

Tornare alle origini, comprendere le pulsioni vitali che hanno sprigionato questa ventata critica può assomigliare molto al percorso coraggioso ed illuminato che i francescani intrapresero nel XV secolo allorché il loro fondo di rotazione del capitale dei Monti di Pietà rappresentò un’altra via al  cosiddetto capitalismo predatorio vero moltiplicatore di povertà diffusa.

Il paradigma: il capitale sociale intatto e fertile per arginare l’avidità predatoria di pochi contro tutti.

L’insegnamento principe di quell’evento storico era  tutto dentro un processo sociale stratificato in grado di rivoluzionare i meccanismi che erano alla base del funzionamento di un determinato consorzio sociale o di uno dato blocco storico.

Oggi invece i soggetti collettivi o istituzionali, che dir si voglia, risultano satellitari all’orbita economico-finanziaria e in ultima analisi privi di un centro di gravità in grado di spalancare un fronte nuovo a fianco con i veri protagonisti sociali che peraltro dicono di rappresentare.

Per fare un balzo avanti bisogna dunque fare almeno un passo indietro e per queso crediamo che le pulsioni vitali della società siano l’unico e vero fertilizzante in grado di cambiare il volto della Finanza Etica.

Per queste ragioni oggi più che ieri il Mondo della Finanza Sostenibile ha la responsabilità di indicare una nuova strada sul versante di un reale Cambiamento: un vero e proprio RESET.

  1. Partiti e Sindacati debbono avere un modello di funzionamento organizzativo  e uno di gestione delle risorse economiche di funzionamento improntato ai principi Ambientali, Sociali e di Governance.
  2. I maggiori attori Economici operanti sulla scena nazionale debbono convergere entro un modello unitario ed omogeneo di reportistica sociale.
  3. Si auspica la nascita di una una Consob-SRI che promuova nuove regole di buon governo societario in grado di attribuire un etichetta ESG per i titoli eventualmente meritevoli.
  4. Occorre inoltre favorire la costruzione di un network universitario in grado di ricoprire il ruolo di Consulente SRI eventualmente producendo un modello unico di misurazione.
  5. Inoltre andrebbe ripensato l’insegnamento dell’educazione civica a favore di una materia che guardino allo sviluppo sostenibile.
  6. L’esclusione o lo semplice vendita di un titolo per violazione dei principi ESG e per la lotta alla corruzione devono confluire in una sola piattaforma di comunicazione e raccolta in un indice di dismissione accanto quello di mercato.
  7. La misurazione dell’impronta di carbonio, va inserita in bilancio per ogni soggetto economico quotato eventualmente estesa agli investitori istituzionali  e comunicata a tutti i soggetti portatori di interesse.
  8. Nuovi processi nelle regole di governo nel mondo dei soggetti istituzionali che prevedano nuove regole elettive con maggiore potere ai singoli aderenti.
  9. Sempre nel mondo degli Istituzionali prevedere l’identificazione di un obiettivo sociale accanto a quello economico da inserire in Bilancio.
  10. L’arte come vero testimonial di rappresentazione dell’autenticità strategica

Conclusione

Abbiamo parlato di Arte e Finanza SRI e quale miglior artista capace di una       visionarietà militante che porta il nome di Pier Paolo Pasolini: – Con chi bruciasse una foresta io non avrei pietà. Se uno uccide un altro uomo in fondo lo si può capire, perché magari è mosso dalla passione: chissà cosa lo può aver condotto a quella scelta, una malattia o un trauma infantile… Non oserei giudicarlo. Ma uno che distruggesse una foresta sì, lo

giudicherei. Per tornare al nostro discorso, occorrono leggi che proteggano in un modo più totale le antichità. Orte dovrebbe essere tutelata in quanto città, non solo per i singoli monumenti. Esiste una gerarchia. Un grande palazzo o una grande chiesa dovrebbero valere un muretto, un capitello, un tabernacolo, una loggia. Andrebbero tutelati anche questi. Un casale di contadini andrebbe difeso come se fosse una chiesa.

Roma 3 dicembre 2016