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Archive from ottobre, 2014

Stress test: la situazione è disperata non preoccupante

Ott 31, 2014   //   by wbottoni   //   Finanza  //  Nessun commento
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di Andrea Baranes

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Sono stati pubblicati i risultati degli “stress test” realizzati dalla BCE sulle banche europee. Per semplificare, la banca centrale voleva capire due cose: primo, quanti dei crediti erogati da ogni banca non vengono restituiti (sofferenze bancarie) o hanno comunque serie difficoltà di rientro (partite incagliate). Secondo, se le banche hanno un patrimonio sufficiente per quantità e qualità.

 

Ogni banca deve tenere da parte dei “soldi suoi”, perché sul totale dei crediti erogati un certo numero appunto va in sofferenza, e la banca deve potere coprire queste eventuali perdite con il proprio patrimonio. Lo stress test serve a valutare cosa succederebbe in caso di ulteriore peggioramento dell’economia, ovvero appunto in situazione di “stress”, e in particolare se ogni banca ha un patrimonio abbastanza solido per evitare il rischio di perdite per i propri clienti e depositanti o addirittura quello di fallimento.

 

Nel complesso, come hanno riportato i principali media, sembrerebbe che sia andata bene. Alla fine sono relativamente poche le banche europee a non avere superato l’esame, e tra queste due italiane, MPS e Carige. Media, fonti politiche e lo stesso mondo bancario ci hanno però ripetuto che nel suo insieme anche in Italia il sistema ha mostrato di essere solido.

 

Peccato che altre analisi mostrino una realtà ben diversa. Il punto di fondo riguarda la metodologia e l’approccio usati dalla BCE. Cosa significa una situazione di “stress”? Quali voci di bilancio si vanno a vedere? Come si calcola il patrimonio e la sua solidità? Nel calcolare se il patrimonio di ogni banca fosse sufficiente, la BCE ha utilizzato una metodologia che valuta i requisiti di capitale in funzione dei rischi, e che si è dimostrata di fatto inutile per prevedere come le banche avrebbero reagito alla crisi del 2008. A segnalarlo non è un qualche critico isolato, ma la stessa BCE, che a pagina 127 del rapporto spiega che “la crisi ha mostrato che tali requisiti, di per sé, non sono sufficienti per impedire che gli istituti assumano rischi di leva finanziaria insostenibili ed eccessivi”.

 

Ancora, l’approccio statico ai bilanci delle banche appare decisamente debole. La BCE ha postulato che i valori degli attivi a bilancio non cambino in caso di crisi. In una situazione di difficoltà, però, rischia di crollare il valore di azioni e obbligazioni, e di conseguenza quello degli attivi messi a bilancio. Ancora peggio, in un momento di crisi c’è una corsa a vendere sia per realizzare prima del crollo dei prezzi sia per il bisogno di liquidità, il che porta a un “effetto valanga” sul valore degli asset finanziari, che può avere impatti devastanti per i bilanci bancari, ma che non è stato contemplato dall’analisi della BCE.

 

Continuando, la BCE non ha nemmeno applicato integralmente le regole in materia di capitale e patrimonio che sono già state approvate in Europa, come nel caso della Direttiva CRD IV. In un suo report, Finance Watch segnala che questo può compromettere la trasparenza e la comparabilità dei risultati, e dare una falsa impressione di sicurezza sui risultati degli stress test.

 

Altre analisi affrontano un aspetto che sembra per lo meno trascurato nelle valutazioni della BCE: l’enorme mole di titoli speculativi, se non propriamente “tossici”, che si annidano nei bilanci delle banche. Gli stress test si sono concentrati sui prestiti erogati dagli istituti di credito, ma per moltissime banche il valore nozionale dei derivati a bilancio rappresenta una cifra anche di ordini di grandezza superiore. Che valore ha un test che valuta lo stato dei crediti se dovesse peggiorare l’economia reale, ma non i rischi connessi con l’eventuale scoppio di una bolla finanziaria? In maniera analoga, è oggi quasi impossibile capire come e quanto i maggiori gruppi bancari abbiano parti sostanziali dei propri attivi nel sistema bancario ombra, quella pletora di società che si comportano come banche ma non sono sottoposte ad alcuna regolamentazione o trasparenza. Nel momento in cui è permesso alle banche spostare in tali società molti dei loro titoli e operazioni più rischiose, qual è il reale valore dei risultati degli stress test?

 

Proseguendo, altri analisti segnalano come l’approccio della BCE sia stato fin troppo morbido anche nel valutare quali potrebbero essere gli impatti di una crisi delle finanze pubbliche sui bilanci bancari. Utilizzando metodologie alternative o considerando situazione più “stressanti” di quelle ipotizzate dalla BCE, il Center for Risk Management di Losanna è arrivato alla conclusione che le banche europee necessiterebbero di 487 miliardi di euro di capitale aggiuntivo per superare un’eventuale nuova crisi. La BCE arriva a un totale di 25 miliardi, ovvero 20 volte più basso! Non solo, ma secondo questa analisi indipendente le banche con maggiori difficoltà non sarebbero quelle identificate dalla BCE, ma alcuni dei maggiori gruppi bancari europei in particolare in Francia e in Germania, quali Deutsche Bank, BNP Paribas, Société Générale, Credit Agricole e altri.

 

Andando persino oltre, la BCE nel disegnare possibili scenari avversi non ha pensato di tenere in considerazione l’impatto di una situazione di deflazione sui conti delle banche. Il motivo, disarmante, è stato spiegato dal vicepresidente Vitor Constancio in conferenza stampa: “lo scenario della deflazione non viene preso in considerazione perché non riteniamo che possa manifestarsi la deflazione”. Primo, gli stress test dovrebbero appunto servire a capire cosa succede in situazioni inaspettate, non certo se tutto va come si spera che vada; secondo, l’affermazione diventa particolarmente difficile da comprendere se si considera che diversi Paesi dell’UE sono di fatto già in deflazione. La BCE semplicemente non ha preso in considerazione non solo uno scenario avverso ma possibile, ma la stessa realtà dei fatti.

 

La sensazione è che la BCE, conscia di camminare sulle uova, abbia fatto il possibile per non spaventare mercati e cittadini e per dipingere un quadro decisamente ottimista, per non dire di peggio, sui possibili scenari futuri dell’economia. Di fatto la situazione del sistema bancario e finanziario potrebbe essere parecchio più fragile di come ci è stata presentata negli scorsi giorni. Considerando che l’analisi arrivava dall’istituzione incaricata di sorvegliare lo stesso sistema bancario europeo, invitarci a girare la testa dall’altra parte e dirci che va tutto bene mentre si nascondono i problemi sotto il tappeto non è forse la strategia migliore per convincerci che non ci dobbiamo preoccupare.

30 OTTOBRE 2014

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Gli Stress test SRI dei Fondi MPS

Ott 29, 2014   //   by wbottoni   //   Investimenti Socialmente Responsabili  //  Nessun commento
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Abi, aumentare lo Sri degli istituzionali

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Rompere il circolo vizioso tra offerta e domanda. E trasformarlo in virtuoso. E’ questa la principale sfida per la finanza Sri in Italia. Dal basso qualcosa si muove: più risparmiatori di quanto si potrebbe pensare sarebbero disposti a modificare le proprie scelte di investimento a favore di aziende che si differenziano positivamente per lo Sri.

 

Ma un circolo è fatto da più anelli di una stessa catena. In causa sono chiamati anche gli investitori istituzionali. Se piccoli istituti e colossi bancari oggi si muovono in ordine sparso, a seconda delle sensibilità interne, a remare compatta nella direzione degli investimenti socialmente responsabili è però l’associazione di categoria, l’Abi (Associazione bancaria italiana), che oggi ritiene la finanza Sri una finalità non differibile. Nell’ambito del dossier communitySri portato avanti da ETicaNews, l’associazione esprime la convinzione che sia necessario mirare a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso attraverso una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo.

 

La posizione dell’Abi è che oggi bisogna creare le condizioni per lo sviluppo della domanda da parte soprattutto degli investitori istituzionali, aumentandone la consapevolezza, la conoscenza e la capacità di gestire l’implementazione degli investimenti sostenibili e responsabili. Una volontà d’azione non scontata perché assunta da chi nasce come espressione e sintesi degli interessi di una molteplicità eterogenea di punti di vista, quale è il ruolo di un’Associazione. E’ dunque ancora più significativo, che l’Abi esprima l’obiettivo non solo di uscire dalla morsa di una crisi eccezionale, ma anche di incamminarsi su un sentiero di crescita sostenibile, intesa come sviluppo bilanciato, rispettoso dell’ambiente, inclusivo e generazionalmente solidale.

 

L’Abi, che ha firmato la Carta dell’Investimento Sostenibile e Responsabile ed è socio fondatore del Forum per la Finanza Sostenibile, è attiva direttamente nella promozione della cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale e supporta gli associati nell’integrazione dei principi Sri nella valutazione degli investimenti e dell’azione economica. Ha creato strutture dedicate, una sezione specifica sul sito internet, realizza informative, seminari dedicati e un forum annuale (che giungerà, i prossimi 3 e 4 dicembre, alla sua nona edizione). Attraverso il Forum per la finanza sostenibile partecipa ai lavori di analisi e approfondimento della tematica, e all’elaborazione di proposte rivolte agli operatori, agli utenti dei servizi finanziari e ai regolatori.

Tratto da EticaNews del 27 ottobre 2014

 

In data 10 settembre c.a. i  nostri Fondi Pensione hanno ricevuto per il secondo anno di seguito questo rriconoscimento
….con la presente, abbiamo il piacere di comunicarle che la Cassa di Previdenza Aziendale per il Personale del Monte dei Paschi di Siena, insieme al Fondo Post ’91, è stato selezionato nella short list di candidati al Premio dell’Investitore Sostenibile 2014.
Al fine di perfezionare l’ultima fase della valutazione, le chiediamo di poter inviare ogni ulteriore materiale utile
entro mercoledì 10 settembre. In particolare, nei limiti della riservatezza delle informazioni, la Giuria ha individuato le seguenti aree di approfondimento:
        controversie rilevate nell’ambito dell’attività di engagement (breve descrizione);
        iniziative di engagement intraprese e breve descrizione di un caso e del relativo processo;
        relazione in essere con il/i gestore/i in generale e nell’implementazione della politica SRI.
Ogni altra informazione sarà benvenuta.
 
Si prevede di concludere la valutazione dei candidati in short list, e quindi di pervenire alla selezione del vincitore del Premio, entro la prima metà di ottobre.
NOTA: si ricorda che la cerimonia di assegnazione del Premio, è prevista in occasione della conferenza di chiusura della Settimana SRI, il 12 novembre.
 
Lo Staff del Forum per la Finanza Sostenibile

Guarda il calendario degli eventi.

Sud – Ultima fermata

Ott 29, 2014   //   by wbottoni   //   Investimenti Socialmente Responsabili  //  Nessun commento
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RAPPORTO SVIMEZ 2014

Rilancio degli investimenti, una politica industriale nazionale specifica per il Sud, fiscalità di compensazione, Sono alcune delle proposte di policy che la SVIMEZ avanza nel Rapporto 2014 sull’economia del Mezzogiorno presentato oggi a Roma.
Di fronte all’emergenza sociale con il crollo occupazionale e a quella produttiva, con il rischio di desertificazione industriale, serve una strategia di sviluppo nazionale centrata sul Mezzogiorno con una “logica di sistema” e un’azione strutturale di medio-lungo periodo fondata su quattro drivers di sviluppo tra loro strettamente connessi in un piano di “primo intervento”: rigenerazione urbana, rilancio delle aree interne, creazione di una rete logistica in un’ottica mediterranea, valorizzazione del patrimonio culturale.

I numeri del Rapporto

Un Sud a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013), non fare figli (continuano nel 2013 a esserci più morti che nati), impoverirsi (+40% di famiglie povere nell’ultimo anno) perché manca il lavoro (al Sud perso l’80% dei posti di lavoro nazionali tra il primo trimestre del 2013 e del 2014); l’industria continua a soffrire di più (-53% gli investimenti in cinque anni di crisi, -20% gli addetti); i consumi delle famiglie crollano di quasi il 13% in cinque anni; gli occupati arrivano a 5,8 milioni, il valore più basso dal 1977 e la disoccupazione corretta sarebbe del 31,5% invece che il 19,7%.

Programma della manifestazione

Intervento del Direttore Riccardo Padovani – Testo

Intervento del Direttore Riccardo Padovani – Slides

Indice del Rapporto

Linee del Rapporto

Sintesi del Rapporto

Appendice Statistica al Rapporto SVIMEZ 2014

Schede regionali

Comunicato stampa

Ladri di ombrelli

Ott 12, 2014   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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Chiara alzando gli occhi dal piatto mi fa “papà ma a che serve il sindacato?”. La televisione continuava a lacrimare notizie di disperazione sul lavoro e di  muta povertà.

Lentamente ma inesorabilmente l’alluvione avanza.

Il TFR è nient’altro che un ombrello sociale e questo Governo ce lo vuole rubare. Anche questo. Era il 1996, quando entrò in vigore il sistema contributivo e con esso si parlò della possibilità di introdurre una comunicazione periodica (la fantomatica busta arancione che i cittadini svedesi ricevono annualmente da oltre un decennio) con cui l’INPS avrebbe cominicato la situazione previdenziale di ognuno di noi. Ovvero lo stato del conto corrente previdenziale, le proiezioni sui tempi di maturazione dei requisiti richiesti ed il valore dell’assegno finale. Causa mancanza di postini, della busta non v’è traccia. Si dice perfino, che Mastrapasqua, alcuni anni or sono, nel corso di un convegno dell’ANIA, affermò: “se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati, rischieremmo la rivolta sociale”.

Ancora oggi, pur nella indecifrabilita’ delle previsioni meteo stiamo qui a discutere dell’utilità degli ombrelli.

Torna allora prepotente la domanda di Chiara, ma a cosa serve il Sindacato?

Come non dar ragione al Professor Alberto Brambilla quando parla di gambero previdenziale oppure ci ricorda spietatamente i privilegi assurdi dell’industria nazionale del Gaming. Due cose devono essere certe: il TFR non è salario diretto e quindi non può apparire confusamente in busta paga, e due, il sistema finanziario, quello sostenuto dalla BCE deve fare la sua parte per sostenere lavoratori ed imprese.

Quindi, a costo zero si devono studiare nuove forme di sostegno all’economia che salvaguardino gli ombrelli senza rinunciare allo sviluppo. Una volta qualcuno la chiamò politica dell’austerita’, ma era allora un’altra Italia. Ora dobbiamo cambiare tutto, a cominciare dal modello di sviluppo perché solo cosi sapremmo rispondere a Chiara.

Approfondimenti di Previtenda –  Cosa scrive Furio Colombo

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Indietro tutta

Ott 5, 2014   //   by wbottoni   //   Investimenti Socialmente Responsabili  //  Nessun commento
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indietrotutta “Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. A conti fatti perciò una singola azione può determinare imprevedibilmente il futuro: nella “metafora farfalla” si immagina che un semplice movimento di molecole d’aria generato dal battito d’ali dell’insetto possa causare una catena di movimenti di altre molecole fino a scatenare un uragano”. Giovedì 3 novembre 2011 presso la sede di Roma dell’Abi si è tenuto un incontro dal titolo “I fondi pensione aziendali e gli investimenti sostenibili e responsabili in Europa – Conferenza di presentazione dello studio Eurosif 2011”. L’indagine svolta si è rivelata senza alcun dubbio la più vasta ed articolata sul tema dei fondi pensione aziendali in Europa e sulle loro politiche di investimento Sri. E’ risultato che almeno il 56% degli strumenti previdenziali aziendali europei è in qualche modo orientato verso un approccio socialmente sostenibile e più precisamente è stata assegnato ai fondi pensione interni del Personale della Banca MPS il riconoscimento di best practice per l’Italia con le seguente motivazione: “MPS e’ una primaria banca all’interno del settore bancario italiano che e’ fortemente impegnata sul fronte della sostenibilità’ aziendale. I dipendenti della banca aderiscono, ad uno fondi pensione interni, a seconda della data di assunzione. Entrambi i fondi pensione seguono un approccio similare ai criteri SRI. Adottando una strategia SRI sperimentale delle proprie masse finanziarie. (Dal report annuale dei fondi pensione aziendali e gli investimenti sostenibili e responsabili in Europa – Conferenza di presentazione dello Studio Eurosif 2011”).

Ho riportato un breve estratto del primo post uscito sul  nostro blog nel dicembre di quell’anno a cui sono seguiti altri contributi: vedi qui  e qui.

Oggi, alla fine del 2014 sappiamo che ad esempio il Parlamento del Regno Unito considera i fattori ESG parte dei doveri fiduciari degli amministratori dei fondi pensione come ci ricorda mondosri.

Facciamo pertanto, tanta fatica a capire le ragioni che hanno spinto il consiglio di amministrazione della Cassa di Previdenza dei dipendenti di B. Mps  a cancellare l’analisi SRI nella gestione finanziaria dei suoi asset under management.

Non ci risulta in nessun altro luogo del pianeta che un altro fondo pensione socialmente responsabile sia tornato indietro   da questa luminosa strada che tanto prestigio e risultati ha portato ai lavoratori di questa banca.