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Archive from luglio, 2013

PER QUALCHE DOLLARO IN PIU’

Lug 16, 2013   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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Nel mio primo Post vi ho raccontato la fatica di inventare un logo e un titolo che racchiudesse dentro una parola del tutto  inventata, il significato di consegnare la previdenza al vento del movimento Occupy, che ancora oggi, soffia qua e la in giro per l’universo e gonfia pure la tenda  colorata della nostra piccola esperienza.
Ma non ho ancora rivelato finora, come è nato appunto il nostro logo che ci segue nella nostra avventura.  Dunque una mattina di qualche anno fa, ero appena giunto nei pressi della mia sede di lavoro, in via del Corso a Roma e vedo accovacciato un ragazzo ai piedi degli scalini d’ingresso mentre disegnava il volto enigmatico dell’indiano con le mani sugli occhi ben aperti.
Come faccio spesso l’ho fotografato colpito da quell’incontro che evocava  in me l’immagine di un cupo orizzonte penetrato da uno sguardo sapiente e fiero.
E’ con questo ricordo, ancora vivo in noi,  con sincera  consapevolezza, noi di PreviTeNdA ci siamo decisi a partecipare al progetto “LA BANCA CHE NON C’ERA” commissionato dalla Banca MPS alla società statunitenseZOOPPA per la ricerca del nome e del logo della nuova Banca on – line targata MPS.
D’altronde proprio per la “dimensione sociale e relazione dei servizi offerti, una customer experience caratterizzata da un modello  peer-to-peer (c’è proprio scritto così)  ci è sembrato giusto partecipare a questa architettura paritaria espressa appunto dalla formula  che equipara clienti e serventi in modo assolutamente fungibile.
In più il carattere utilizzato per la rappresentazione del naming  (e quindi la creazione del marchio) è il Ghotam Rounded, ovvero il carattere tipografico ispirato da segni sugli edifici, una sorta di “alfabeto del disegnatore” , un po’ come il nostro piccolo indiano.
Ci racconta wikipedia che il font, Gotham  in questione  oltre alla sua origine di architettura segnaletica estremamente popolare a New York City e stato molto apprezzato grazie alla sua apparizione durante la campagna elettorale di Barak Obama del 2008.
Dopo questa iperbolica premessa ci sentiamo  pronti a condividere il nostro logo e quanto al naming proponiamo  “NUVOLA BANCA”  che suona molto meglio di CLOUD BANK.

 

Il vento nel mio cuore, il vento nel mio cuore 
Venite a cacciarli via, cacciarli via 

E Mojique compra la sua attrezzatura sul mercato 
Piante Mojique dispositivi attraverso la zona di libero scambio 
Si sente il vento sta alzando il suo popolo 
Egli chiama il vento per guidare lui per la sua missione 
Egli conosce il suo amico il vento è sempre in piedi 

Mojique profuma il vento che, che viene da lontano
Mojique attende notizie in un posto tranquillo 
Si sente la presenza del vento accanto a lui 
Si sente la forza del passato alle spalle 
Lui ha la conoscenza del vento .


Listening wind 
Talking Heads

3 domande sotto la tenda a Paolo Fidel Mele

Lug 11, 2013   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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1698 (1696). ER PASSA-MANO

Er Papa, er Visceddio, Nostro Siggnore,
È un Padre eterno com’er Padr’Eterno.
Ciovè nun more, o, ppe ddì mmejjo, more,
Ma mmore solamente in ne l’isterno.
Ché cquanno er corpo suo lassa er governo,
L’anima, ferma in ne l’antico onore,
Nun va nné in paradiso né a l’inferno,
Passa subbito in corpo ar zuccessore.

Accusì ppò vvariasse un po’ er cervello,
Lo stòmmico, l’orecchie, er naso, er pelo;
Ma er Papa, in quant’a Ppapa, è ssempre quello.

E ppe cquesto oggni corpo distinato
A cquella indiggnità, ccasca dar celo
Senz’anima, e nun porta antro ch’er fiato.

4 ottobre 1835     Giuseppe Gioacchino Belli




Anche se fatichiamo  a crederci, il nostro  è  tempo di rivoluzioni. 
Il potere è  li che si nasconde e fugge senza mai rinunciare all’arte dell’ inganno e del colpo a tradimento.
Il nostro  Fidel al centro dell’ intervista ha un nome assolutamente autentico ed oggi, vista la premessa che ho fatto risulta ad ogni modo vagamente evocativo.
Recentemente abbiamo parlato di ‘finanza pubblica sociale’ e per tale motivo oggi le 3 domande sono  tutte concentrate in seno ad un evento un po’ diverso per la nostra categoria di lavoro.
Infatti, i lavoratori del Monte di Roma hanno voluto portare in una delle innumerevoli piazze del potere, disseminate in questa città, semplicemente la nostra storia.
L’intreccio dei racconti che poi da lì, da questi luoghi magici che sono le piazze, nascono sono la tela dove cammina la nostra voglia di cambiamento.

 Ed ecco a voi l’intervista.

Nei giorni scorsi le RSA di Roma del Monte dei Paschi hanno manifestato in Piazza Montecitorio per chiedere un cambio di rotta al management della banca e per invitare la politica ad interessarsi maggiormente della vicenda. Nel vostro volantino, avete sottolineato come i nuovi vertici stiano applicando la solita ricetta per le aziende in difficoltà, fatta di licenziamenti di dirigenti non graditi, tagli ai salari e compressione dei diritti, esternalizzazione di oltre mille lavoratori. Voi avete chiesto e continuate a chiedere un intervento forte della politica a tutela della buona occupazione e del futuro stesso della banca, considerato anche che lo Stato metterà mano al portafoglio –anche se in modo ben remunerato- per contribuire a stabilizzare la situazione. Ci puoi spiegare meglio che tipo d’intervento politico immaginate e con quali conseguenze per i dipendenti?

Noi crediamo che la politica non possa continuare a “spendere i soldi dei contribuenti”, come amano dire gli americani, per salvare aziende andate in crisi per colpa spesso degli stessi politici che continuano a mettere alla loro guida manager la cui unica caratteristica e’ l’arroganza contro i lavoratori e i sindacati che osano opporsi. La Fiat, l’Alitalia, la Telecom, non ne abbiamo avute abbastanze di lezioni? Vi risulta che qualcuna di queste aziende si sia rimessa in carreggiata? Bisogna pensare ad uno Stato capace di porre condizioni imprescindibili al suo intervento, come per esempio lo sviluppo di progetti veri per il rilancio dell’azienda che non passino esclusivamente attraverso il taglio del costo del lavoro, ma che guardino allo sviluppo dei ricavi. Nel caso del Monte dei Paschi si è in presenza di un piano industriale palesemente inadeguato che non fa che riproporre asfitticamente politiche commerciali ormai stantie e rese ancor più ardue dall’immagine depauperata della banca sul mercato. È sembrato evidente a noi, e non può essere sfuggito a chi ha responsabilità più grandi, che il Presidente Profumo e l’Amministratore Delegato siano in piena difficoltà. La banca sembra andare gradualmente in frantumi, pronta per gli appetiti di soggetti interessati esclusivamente alla speculazione di breve termine  e fermamente determinati a sacrificare i lavoratori in qualsiasi momento. È quella che abbiamo chiamato “macelleria sociale” e la beffa e’ che sarebbe finanziata dal massimo garante dell’equita’ sociale, cioè lo Stato.


In una situazione molto complessa, assume maggior valore anche il tema della salvaguardia del patrimonio stesso della banca, accumulatosi nel tempo grazie al lavoro di tante generazioni di colleghi. Al contrario, con la vicenda che ha visto al centro il palazzo della Ex Dogana di Roma, venduto al fondo pensione dell’Agenzia delle Entrate, la banca ha deciso di continuare l’opera di depauperamento del proprio patrimonio, nonostante vi fosse una proposta da parte di alcuni rappresentanti dei lavoratori nel fondo pensione dei dipendenti tesa all’acquisto della struttura ed al mantenimento della stessa come presidio produttivo. Qual è il tuo giudizio sulla vicenda e che proposte state pensando di mettere in campo per rilanciare il ruolo dei dipendenti, che come unico e vero valore aggiunto della Banca devono poter avere voce in capitolo su questioni così importanti?

Questa vicenda ha rappresentato il primo vero segnale di cedimento della banca e noi lo abbiamo denunciato in tutte le sedi. L’unica banca che aveva la possibilità di avere una sua sede davanti al monumento più importante del mondo, ha trovato la maniera di “regalarlo”, questo e’ il termine esatto, con un’operazione senza precedenti i cui risvolti poco chiari stanno purtroppo riempiendo le cronache anche in questi giorni. La proposta del fondo pensione dei dipendenti di acquisto della struttura era praticabilissima, avrebbe unito il bisogno di far cassa della banca con la necessità di mantenere una presenza nel luogo in cui i romani identificano il Monte dei Paschi nella nostra città’ (la famosa Via dei Normanni) e contemporaneamente ascrivere al patrimonio di tutti i dipendenti un bene dal valore inestimabile e dalle infinite possibilità in termini di creazione di reddito. La partecipazione attiva dei dipendenti, anche attraverso il loro fondo pensione, alla vita della banca, crediamo sia uno degli elementi fondanti di una nuova democrazia sociale e siamo convinti che sia venuto il momento di mettere in campo tutti gli strumenti per garantire ai colleghi di far valere la potenza di un patrimonio che rappresenta il loro futuro pensionistico.

La situazione è complessa non solo per il Monte dei Paschi ma per l’intero comparto bancario italiano ed europeo. La crisi sta mettendo in luce tutta la debolezza di una finanza che si è trasformata in unico metodo di creazione di valore, completamente scollegato dalla produzione di beni. In passato tutti i sindacati si sono occupati prevalentemente di questioni salariali e contrattuali. Ho invece la sensazione che oggigiorno non si possa prescindere dall’analisi dei processi produttivi e dallo studio dei prodotti che vendiamo. Servirebbe una capacità d’analisi molto più ampia, ed un processo di elaborazione critica del nostro lavoro molto più partecipato ed aperto a stimoli esterni, politici e sociali, ed interni, degli stessi lavoratori. Tuttavia, non credo sia facile coniugare questa capacità di costruzione di “intelligenza collettiva” tra i lavoratori con strutture sindacali ancora troppo ancorate ad una visione centralistica, e direi anche novecentesca. Tu che ne pensi? Cosa bisognerebbe migliorare?

Questo e’ l’argomento più spinoso: il sindacato ha rinnovato l’ultimo contratto collettivo di categoria in piena crisi economica provocata dalla finanziarizzazione dell’economia messa in campo dalle banche. Ebbene, neanche in questa occasione il sindacato e’ stato capace di sviluppare una riflessione, tra i lavoratori, ma anche tra i cittadini, sul ruolo delle banche che ormai hanno abdicato alla loro funzione sociale per rincorrere facili e veloci guadagni attraverso la collocazione di prodotti la cui vera natura risulta spesso di difficile comprensione anche ai colleghi che si occupano di venderli. Tutto questo accompagnato da una stretta creditizia senza precedenti attuata naturalmente verso la piccola clientela a fronte del mantenimento delle esposizioni per le grandissime aziende, che spesso risultano spesso essere anche le più rischiose. Alla faccia delle banche volano dell’economia!!! Non siamo stati capaci di mettere neanche dei paletti ad un sistema incentivante che, in presenza di contrazione di salario fisso, diventa per le azienda una vera e propria arma ricattatoria nei confronti dei lavoratori. Qui riteniamo che anche la Cgil debba colmare un gap di analisi su questi temi abbandonando una visione che vede il mondo industriale come unico soggetto di produzione economica e che sviluppi, non solo a parole, ma con prassi concrete, una partecipazione di tutti i lavoratori, attraverso le loro strutture di base, all’elaborazione politica di un sindacato che, nonostante una diffusione capillare in quasi tutti i posti di lavoro, sta correndo il paradossale rischio di allontanarsi dai lavoratori stessi. Pensate, per finire, e tornare al tema del blog che ci ospita, a quanti miliardi muovono gli investimenti dei fondi pensione sui nostri mercati e a quanto la loro azione possa incidere anche sui valori di borsa delle aziende. Stiamo facendo abbastanza per rendere i lavoratori consapevoli di ciò e renderli capaci di usare questa enorme potenzialità?
Grazie a Paolo Fidel

ESODATI o gestione delle eccedenze

Lug 6, 2013   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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Il Ministero del Lavoro – Direzione generale per le Politiche attive e passive del lavoro ha formulato la Circolare n. 24 del 19 giugno 2013 Prot. 40 / 0021268, di rilevante interesse per la gestione di eccedenze di personale, applicativa dell’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge 28 giugno 2012, n. 92.

La legge 28 giugno 2012, n. 92, recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” ha introdotto – all’articolo 4, commi da 1 a 7- ter – alcune disposizioni volte a facilitare l’uscita anticipata di lavoratori vicini al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.

Le norme citate prevedono, che “nei casi di eccedenza di personale, accordi tra datori di lavoro che impieghino mediamente più di quindici dipendenti e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale possono prevedere che, al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori più anziani, il datore di lavoro si impegni a corrispondere ai lavoratori una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, ed a corrispondere all’INPS la contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento”.

A tale iniziale previsione l’articolo 34, comma 54, lettere b) e c) del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 (convertito in legge n. 221 del 17 dicembre 2012) ha introdotto ulteriori due fattispecie, aggiungendo, al comma 1 dell’articolo 4, l’inciso secondo cui “La stessa prestazione può essere oggetto di accordi sindacali nell’ambito di procedure ex articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero nell’ambito di processi di riduzione di personale dirigente conclusi con accordo firmato da associazione sindacale stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria”.

A. Fattispecie previste

Il comma 1 prevede dunque tre distinte fattispecie, come di seguito individuate.

A.1. Incentivo all’esodo mediante accordo aziendale

La prima fattispecie si riferisce al caso in cui, in presenza di eccedenze di personale, il datore di lavoro stipuli un accordo con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale. Tale accordo, anche nel caso in cui individui, in via diretta o indiretta, i lavoratori coinvolti, assumerà valore vincolante nei confronti dei singoli dipendenti solo a seguito dell’accettazione da parte dei medesimi. A ciò infatti conduce l’espressione testuale della norma, secondo cui l’accordo è finalizzato ad “incentivare” l’esodo dei lavoratori più anziani. Si tratta pertanto di una fattispecie a formazione progressiva, che si compone di un accordo tra le due parti (il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali aziendali) e della successiva adesione da parte del lavoratore; la cessazione del rapporto di lavoro sarà pertanto frutto di una risoluzione consensuale.

A.2. Accordi sindacali nell’ambito di procedure ex articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223

La seconda fattispecie, introdotta dal decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, si riferisce al caso in cui la stessa prestazione – di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti – sia oggetto di accordi sindacali nell’ambito di procedure ex articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223. In questo caso il legislatore prevede semplicemente che la procedura di licenziamento collettivo, di cui agli articoli 4 e 24 della legge 223/1991, possa sfociare in un accordo (con le rappresentanze sindacali aziendali) che preveda l’impegno del datore di lavoro a farsi carico dei costi legati alla prestazione in questione. È evidente che in questo caso il criterio di scelta di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 223 sarà costituito dalla prossimità al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento (da raggiungere comunque entro 4 anni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro). A seguito dell’accordo, la procedura di licenziamento collettivo procederà secondo il suo iter naturale con l’unica differenza che il licenziamento darà luogo in tal caso non alla mobilità, bensì alla corresponsione della prestazione di importo pari al trattamento di pensione fino a quel momento maturato.

Per questa fattispecie è inoltre previsto – al comma 7-ter – che il datore di lavoro possa procedere al recupero delle somme pagate “ai sensi dell’articolo 5, comma 4, della legge n. 223 del 1991, relativamente ai lavoratori interessati”. Nonostante il richiamo all’articolo 5, comma 4, della legge 223/1991, è da ritenere che il legislatore si riferisca non già al contributo di ingresso alla mobilità (in relazione al quale non vi sarebbe alcun obbligo, data la mancata corresponsione dell’indennità) quanto alle somme corrisposte, in apertura della procedura di mobilità, a titolo di anticipazione del contributo stesso (secondo quanto previsto dall’articolo 4, comma 3, della legge 223/1991).

La medesima norma si premura di precisare che non trova comunque applicazione l’articolo 2, comma 31, della legge stessa, ossia l’obbligo di corrispondere il contributo previsto per la cessazione del rapporto di lavoro: il diritto alla prestazione pari alla pensione sostituisce infatti anche il diritto all’ASpI ed il conseguente venir meno dell’obbligo al versamento del contributo di compartecipazione al finanziamento della stessa.

In virtù della finalità della norma, volta a consentire una uscita anticipata dal mercato del lavoro, e come espressamente stabilito dal citato comma 7-ter, ai lavoratori licenziati in base all’accordo non si applica il diritto di precedenza nelle nuove assunzioni effettuate dal medesimo datore di lavoro nei sei mesi successivi al licenziamento.

A.3. Processi di riduzione di personale dirigente

L’ultima fattispecie prevista dall’articolo 4, comma 1, della legge 92 si riferisce al caso in cui l’accordo sulla prestazione di importo pari al trattamento di pensione si collochi nell’ambito di processi di riduzione del personale dirigente. L’individuazione di una ulteriore fattispecie da parte della norma è finalizzata in questo caso a precisare che in tal caso l’associazione sindacale legittimata a stipulare l’accordo è quella “stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria”, a prescindere dalla rappresentatività della stessa presso il datore di lavoro coinvolto.

Se si prescinde da tale precisazione, la fattispecie sembra in tutto e per tutto analoga a quella già illustrata al punto A.1, onde anche in questo caso si darà luogo ad una fattispecie a formazione progressiva, con l’adesione del lavoratore all’accordo siglato dal datore di lavoro.

B. Requisiti dei datori di lavoro

Secondo quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 4, la disciplina in oggetto si applica ai datori di lavoro che impieghino mediamente più di quindici dipendenti. Da un primo punto di vista si può pertanto osservare che non rileva la qualità di impresa del datore di lavoro, potendo interessare anche i datori di lavoro che non rivestano tale qualità. Con riferimento al numero di dipendenti, in analogia a quanto previsto con riferimento ad altri istituti, la media dei dipendenti sarà calcolata con riferimento al semestre precedente la data di stipula dell’accordo. Andranno computati i dipendenti di qualunque qualifica, con l’esclusione degli apprendisti, dei lavoratori con contratto di inserimento lavorativo o con contratto di reinserimento.

C. Requisiti dei lavoratori coinvolti

Quanto ai requisiti dei lavoratori coinvolti, il comma 2 prevede che questi debbano raggiungere i requisiti minimi per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato, nei quattro anni successivi alla cessazione dal rapporto di lavoro.

Tale requisito sarà verificato dall’Inps e sarà condizione per la validità della cessazione del rapporto di lavoro. Nel caso di accordo con adesione del lavoratore, infatti, quest’ultima sarà resa invalida dalla mancata sussistenza dei presupposti. Qualora, invece, ci si trovi nell’ipotesi di accordo nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo di cui agli articoli 4 e 24 della legge 223/1991, sarà il coinvolgimento del lavoratore nella procedura ad essere inficiato.

Il raggiungimento, nei quattro anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, dei requisiti per il pensionamento, andrà verificato con riferimento alle regole vigenti al momento della cessazione del rapporto di lavoro, comprensive degli adeguamenti all’incremento della speranza di vita residua, secondo la previsione effettuata con riferimento allo scenario demografico Istat nella relazione tecnica al disegno di legge di conversione del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, nonché degli eventuali maggiori adeguamenti previsti dai decreti direttoriali attuativi dell’art. 12, comma 12-bis, del decreto-legge 78/2010 (convertito nella legge 122/2010) tempo per tempo adottati, fermo restando che la prestazione in questione non può in ogni caso oltrepassare la durata di 48 mesi.

Con riferimento alle gestioni pensionistiche interessate dalla norma, va specificato che il carattere generale delle disposizioni commentate ne implica la riferibilità –fatto salvo quanto previsto dall’art. 1, commi 7 e 8, della legge 92/2012 relativamente all’applicazione delle disposizioni in questione ai dipendenti della pubblica amministrazione – ai soggetti le cui prestazioni pensionistiche debbano essere liquidate a carico di qualsiasi gestione dell’Inps (ivi comprese quelle confluite in Inps a seguito della incorporazione di Inpdap ed Enpals di cui all’articolo 21 del decreto legge n. 201/2011). In aggiunta, il comma 7-bis, nell’affermare che “le disposizioni di cui ai commi da 1 a 7 trovano applicazione anche nel caso in cui le prestazioni spetterebbero a carico di forme sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria”, estende l’applicazione delle disposizioni in oggetto anche alle forme sostitutive dell’AGO, gestite da enti privati o privatizzati (l’Inpgi in primo luogo).

D. Procedure amministrative

Il comma 3 dell’articolo 4 afferma che “allo scopo di dare efficacia all’accordo di cui al comma 1, il datore di lavoro interessato presenta apposita domanda all’INPS, accompagnata dalla presentazione di una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità in relazione agli obblighi”.

La domanda, successiva alla stipula dell’accordo tra datore di lavoro e rappresentanze sindacali, ovvero dell’accordo di cui all’articolo 4 della legge n. 223/1991, dovrà essere presentata all’Inps, con le modalità definite dall’Istituto, comprensiva della lista dei lavoratori coinvolti.

Su tale lista l’Istituto svolgerà le attività di verifica dei requisiti soggettivi in capo al datore di lavoro ed al lavoratore: con riferimento a questi ultimi, in particolare, l’Inps emetterà l’estratto conto certificato, validando le singole posizioni individuali e calcolando, in relazione ad ognuna, l’importo iniziale della prestazione e l’onere connesso con la contribuzione figurativa ad essa correlata. L’accertamento della mancanza dei requisiti soggettivi, in capo ad uno o più lavoratori coinvolti, comporta l’invalidazione dell’accordo, salvo conferma da parte delle medesime parti stipulanti.

L’accordo può inoltre prevedere che la cessazione del rapporto di lavoro (ed il conseguente accesso alla prestazione di importo pari al trattamento di pensione fino a quel momento maturato) si produca al raggiungimento dei requisiti soggettivi (raggiungimento entro quattro anni dei requisiti per minimi per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato).

L’Inps comunicherà inoltre al datore di lavoro l’importo complessivo dell’onere, ai fini della presentazione di una idonea fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità.

Qualora i lavoratori coinvolti maturino i requisiti per l’accesso alla prestazione in anni diversi, l’importo complessivo sarà comunicato annualmente, in relazione ai singoli contingenti annuali.

A seguito della validazione dei requisiti soggettivi (in capo al datore di lavoro ed al lavoratore) da parte dell’Inps, il datore di lavoro sarà obbligato alla presentazione di una idonea fideiussione bancaria; tale presentazione è condizione di efficacia dell’accordo nei confronti dei lavoratori coinvolti. Il datore di lavoro è liberato dall’obbligo di prestazione della fideiussione nel caso in decida di effettuare il versamento della provvista in unica soluzione.

Conclusa la fase di verifica da parte dell’Inps, il lavoratore, cui sarà comunicata l’importo iniziale della prestazione, dovrà accettare la prestazione stessa.

Con riferimento alle fasi sopra descritte, vale la pena di specificare che gli adempimenti a carico del datore di lavoro costituiscono sempre condizione di efficacia dell’accordo collettivo. Nei casi di cui al punto A.2. il mancato rispetto dell’accordo da parte del datore di lavoro inficerà la legittimità del licenziamento collettivo.

L’accettazione da parte del lavoratore costituisce condizione della cessazione del rapporto di lavoro esclusivamente nei casi (di cui ai punti A.1 e A.3) nei quali l’adesione individuale all’accordo è parte della fattispecie. Nel caso di cui al punto A.2. la cessazione del rapporto di lavoro si produce per effetto del licenziamento, secondo quanto previsto dall’articolo 4, comma 9, della legge n. 223/1991, e l’accettazione da parte del lavoratore riguarda esclusivamente la scelta tra la prestazione in oggetto e le altre prestazioni connesse alla cessazione del rapporto di lavoro.

L’invasione degli Ultracorpi oggi in scena a Montecitorio

Lug 2, 2013   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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C’è in quello strano puzzle scelto come logo per il varo della nuova piattaforma di comunicazione aziendale un vago e sinistro sentore di catarsi ludica.
Scomporre per poi ricomporre l’immagine della Rocca sembra suggerire con l’ausilio di quelle tessere di domini/o una cattura della storia di rara violenza mediatica.
Uno squadrone di management venuto dal nulla è in stato invece capace in poco meno di due anni, di posare un ‘intero mosaico,  proprio su affreschi di cultura imprenditoriale e del lavoro frutto di innumerevoli generazioni.
E mentre la Maria Antonietta di turno con il pallottoliere di brioche fa il countdown, il popolo intero con le mani nei capelli ha chiuso gli occhi per un istante, preparandosi al peggio.
Ma benedetta regina delle risorse umane, ci consenta almeno rispettivamente di chiederle: ma quale  “luogo di tutti” se manca una lingua comune, una condivisa cifra dei sentimenti?
La sua riflessione a colori invertiti semplicemente ci fa paura.
Ma è mai possibile che non si sia accorta proprio di nulla è neppure della  FAME  di giustizia che ogni giorno ci ferisce?
In questa strana invasione degli ultracorpi ha fatto recentemente la sua apparizione il neo Direttore Operativo dell’area Centro che al suo primo esordio, dinanzi ad una platea di colleghi, si è fatto vanto di non aver mai sinora calcato i palcoscenici di una banca.
Anzi, senza essere interrogato al riguardo, ha candidamente dichiarato che il suo approdo da noi, direttamente dalla ben nota piattaforma parabolica, sia nato dalla intrigante sfida di trasformare il nostro antico pianeta aziendale in una neonata start-up.
Si avete letto bene, la più antica banca dell’universo trasformata come per incanto in una smagliante neo stella nel firmamento della finanza nazionale.
Si perché in questi tempi di crisi è  bastato cambiare il nome da Personale a HR – risorse umane per spianare la strada alla fusione a freddo tra finanza e personale.
Un recente incontro avvenuto tra CFO – direttori finanza e quelli HR ha sancito questa tendenza in grado di assicurare, secondo loro, un maggior controllo sui numeri.
Pazienza se questa strategia sui costi non sarà più in grado di  realizzare un’ottimizzazione e valorizzazione delle persone.
In altri termini la vicenda del nuovo DOR di casa nostra si inserisce in quel processo più ampio di esternalizzazioni di quest’attività già ampiamente presente nel panorama aziendale nazionale.
Oggi le cosiddette attività hard: paghe, gestione del personale, comunicazioni amministrative e relazioni sindacali sono progressivamente fuori dalle singole aziende ed allocate presso service specializzati. Le uniche attività veramente strategiche restano, i questa fase, la valutazione delle prestazioni del personale, lo sviluppo di carriera e la gestione dei talenti.
La società di ricerca globale IDC valuta l’Hr outsorcing in forte aumento: +70% di esternalizzazioni negli ultimi 6 anni.

Questo processo ha un  solo nome e si chiama LOTTA DI CLASSE e  basta leggere l’ultimo libro di Gallino per rendersene conto.
L’estinzione della razza dei nostri dirigenti ci fa tornare alla mente il noto film in copertina, nella misura in cui la strategia di contenimento dei costi cela il ben più crudo disegno di un cambio antropologico nelle leve di comando di un’azienda.
Il dirigente non è soltanto un singolo individuo ma la sintesi dei valori e dei paradigmi di un’azienda. Un tutto in un 1 fatto di relazioni e di modelli operativi che si realizza in piena e completa osmosi al proprio contesto di riferimento.
L’invasine degli Ultracorpi e tutta qui.
Due dirigenti di Sky Italia nella nostra azienda  a capo delle risorse umane in poco meno di 2 anni sono un fatto.
Il titolo New Corp., azienda madre del gruppo Murdoch , è stato recentemente inserito nella black list presenti nel portafoglio del Fondo Pensione Post ’91 dei dipendenti di Banca MPS è quindi in zona sottopesatura, ovvero vendita, con la seguente motivazione: Prevenzione della corruzione, integrità giornalistica e rispetto del diritto di Privacy . Secondo Fatto
Terzo fatto infine: il 19 gennaio 2012, News International ha ammesso che l’attività di intercettazioni  telefoniche per la quale la società fu accusata nel luglio 2011 era occultata dalla dirigenza e ha confermato la disponibilità della società a far fronte alle lamentele delle vittime in cambio di un compenso monetario. In totale New Corp ha ricevuto 60 denuncie, di cui 36 stanno per essere risolte attraverso accordi extra-giudiziali. L’ammontare di alcuni pagamenti non è stato reso pubblico, ma quelli dichiarati davanti alla corte variavano da un minimo di 30.000 sterline ad un massimo di 130 mila. Nel novembre 2011 la società ha ammesso che alcuni suoi dipendenti avevano messo sotto sorveglianza due avvocati rappresentanti delle vittime delle intercettazioni. Nel dicembre 2011la polizia inglese nel corso delle indagini ha rivelato che le vittime dei ricatti telefonici sono state più di 800, per conto di News of the World.
Siamo sicuri che qui in Italia invece sia andato tutto liscio?  
Ma c’è un’altra indagine che ci tocca da vicino ed quella relativa alla vendita del palazzo di via dei Normanni. Si trattava in quell’occasione dell’immobile di maggior valore che questa banca abbia mai posseduto: quasi 100.000 metri cubi edificati dinanzi al monumento più famoso del mondo ne facevano un asset assolutamente unico. Guarda qui.
Ora sappiamo che è in corso un indagine della finanza per evasione fiscale e per questo ci fa tristezza che il luogo simbolo del Monte nella città eterna sia finito in questo girone dannato di sospetti per colpa di una governance mista pubblico privato che non ha saputo e voluto tutelare questo patrimonio unico che era anche idealmente dei lavoratori di questo territorio. 
Peccato ancora per non aver avuto il coraggio di percorrere lo stretto sentiero di mantenimento del prezioso immobile con lo strategico coinvolgimento del Fondo pensione dei dipendenti della Banca preferendogli invece quello dei dipendenti delle agenzia delle Entrate. 
Sarebbe stato un grande e prezioso contributo a favore del Monte e della città di Roma.
Ma noi di Previtenda non facciamo sconti a nessuno, per questo oggi saremo a fianco dei lavoratori di Roma e della Fisac  che manifestano a Montecitorio per una rinascita democratica di questa gloriosa azienda.