• Subcribe to Our RSS Feed
Archive from agosto, 2012

Tre domande sotto la tenda a Carlo Magni.

Ago 27, 2012   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
Download PDF

Che ci crediate o no la nostra tenda è tutta colorata pronta sempre ad ospitare chiunque, oggi per esempio vi raccontiamo il gradito incontro con il segretario generale della Uilca Uil del Gruppo MPS Carlo Magni. Ci conosciamo da molto tempo e l nostra amicizia ha conosciuto diverse stagioni, non tutte calde ed assolate ma sempre comunque colme di luoghi ed occasioni condivise per questo oggi sono assolutamente contento di srotolare i miei dubbi con lui. Ho sentito parlare in questi giorni da parte del Presidente Profumo di comunità aziendale, ma non mi è sembrato di rintracciare in questa espressione il riconoscimento proprio che il termine “comunità” identifica un centro gravitazionale dove forze diverse si trovano e si incontrano per raggiungere uno scopo comune. Dunque apriamo la nostra tenda a Carlo.

Nell’attuale vertenza ha sicuramente avuto un peso il grande arco temporale di assenza di veri e propri conflitti aziendali, come pensi Carlo che siete riusciti a proporre una così vasta e convinta risposta, tenuto conto sia della nostra articolata composizione territoriale che delle stratificazioni generazionali così differenti tra di loro?
Come tu giustamente osservi, nella Banca e nel Gruppo Monte dei Paschi abbiamo attraversato un lungo periodo in cui i rapporti fra Sindacato ed Azienda si sono sostanzialmente basati sulla concertazione, e sulla ricerca di soluzioni negoziali condivise. In ordine a questo presupposto, è stato possibile conseguire nel tempo risultati rispondenti alle aspettative dei Lavoratori, oltre che all’avanguardia rispetto alla generalità del settore creditizio. Oggi è invece in atto un tentativo, operato dai Vertici e dal management, teso a delegittimare l’evoluto sistema di relazioni industriali vigente fino a poco tempo fa. Questo lo hanno capito molto bene i Colleghi, che pertanto hanno conferito una risposta vasta e convinta alle ragioni dello sciopero, sebbene non in maniera acritica, come ha peraltro dimostrato il vivace dibattito sviluppatosi durante le assemblee.
La compattezza della risposta deriva, tuttavia, anche dallo spirito di coesione che l’appartenenza a questa nostra realtà bancaria, il Monte dei Paschi, riesce nonostante tutto ancora ad ingenerare. Merito di una cultura della partecipazione che affonda le proprie radici nei decenni passati, e che il Sindacato, insieme ai Lavoratori, ha avuto il merito di far crescere e progredire. Si spiega così il successo delle azioni di sciopero sino ad oggi espletate, e la massiccia adesione alle iniziative di lotta, nonostante la presenza nel Gruppo di realtà territoriali assai eterogenee, che hanno dato vita a loro volta a storie personali ed aziendali diversificate.
La strategia della divisione, messa in atto con le previsioni inserite nel Piano Industriale, ha quindi mostrato subito i suoi limiti, soccombendo sotto il peso della solidarietà intergenerazionale e dell’appartenenza ad un unico corpo. La controparte dovrà ora dimostrare senso di responsabilità ascoltando le ragioni dei Colleghi, che a differenza di molti manager non hanno mai fatto venire meno la propria dedizione e la propria professionalità a favore dello sviluppo della Banca e del Gruppo.
Come tu ben sai questo blog si occupa di responsabilità sociale nelle sue varie accezioni e per questo abbiamo più volte denunciato il tentativo del nuovo management aziendale di voler semplificare o meglio omologare  l’intero universo sindacato aziendale.  Per tale motivo ti chiedo non pensi che questa volontà di dipingere il sindacato con un solo volto  indistinto e senza colori nasconda anche  il tentativo di uniformare il pensiero aziendale  dentro “un’unica dimensione”  come testimoniano i variegati ed estemporanei  “face to face”  – azienda/lavoratore?
La strategia comunicativa adottata dal nuovo management, almeno fino a questo momento, ha cercato di svalutare il ruolo storico ed istituzionale del Sindacato, appropriandosi di spazi tradizionalmente riservati alla interlocuzione politica fra OO.SS. e Lavoratori. Tutto ciò mortifica l’immagine che il Monte dei Paschi ha costruito nel tempo come Banca socialmente responsabile, in grado quindi di dedicare la medesima attenzione e sensibilità ai diversi portatori di interessi, tra i quali si annoverano i Dipendenti come asset strategico fondamentale.
D’altra parte, per poter veicolare messaggi così dirompenti, come quelli postulati dalle scelte manageriali degli ultimi tempi, e soprattutto dal Piano Industriale, la controparte ha messo in atto una manovra propagandistica atta ad uniformare il pensiero collettivo, dove tutti coloro che hanno avanzato delle obiezioni sono stati in qualche modo emarginati. In questo senso rientra pure il tentativo di omologare le voci dei rappresentanti dei Lavoratori, raffigurando quindi il Sindacato come un soggetto indistinto, con il quale tuttavia intrattenere rapporti di tipo formale, idonei per non intralciare “il manovratore”.
Senza addentrarci in argomentazioni oramai conosciute, c’è da dire che la vera contraddizione in termini del Piano di Impresa 2012-2015 è comunque costituita dalla definizione delle azioni previste sul Personale come “socialmente sostenibili”. Il dispregio manifestato nei confronti dei Colleghi mediante l’utilizzo di questa definizione, mal si concilia, ad esempio, con i contenuti ed i testi delle “Dirette Direzioni” in cui l’Amministratore Delegato, impropriamente parla di senso di appartenenza, coesione e spirito di squadra, in evidente contrasto con la divisione postulata dai processi di esternalizzazione, contrari alle norme del nuovo CCNL, e dalle operazioni di cessione di asset, già deliberate o previste nel Piano Industriale.
Evidentemente la responsabilità sociale è un valore assente da queste decisioni le quali, rischiando di appannare l’immagine dei Vertici Aziendali, vengono spesso controbilanciate con il tentativo di dipingere – almeno in termini mediatici – una controparte omologata ed indistinta, una sorta di Sindacato sui generis. Tentativo destinato a non conseguire alcun risultato, a causa della ferma risposta unitaria del primo tavolo negoziale che, lungi dal mortificare le individualità in esso presenti, valorizza al contrario le diverse anime di Sigla all’interno di una sintesi comune, rendendo così più incisivo il ruolo del Sindacato stesso e conseguentemente quello dei Lavoratori.
Il Fondo pensione  ti chiedo infine è per te un luogo della rappresentanza sindacale o forse sta per divenire un posto do ve questa  si ridefinisce e si reinventa, un po’ come sta avvenendo nel mondo dell’informazione con l’avvento dei social media?
L’avvento dei social media ha contribuito a cambiare in maniera profonda il modo di fare informazione. Anche il Sindacato ha dovuto fare i conti con questa nuova realtà, modificando i processi comunicativi e dando avvio ad un profondo ripensamento circa il proprio ruolo di intermediazione.
Da tale trasformazione potrebbe essere investito pure il Fondo Pensione, che nell’attualità si caratterizza per l’adozione di meccanismi di rappresentanza di tipo tradizionale nella composizione degli Organismi Statutari, ma che per il prossimo futuro – anche a causa della complessità delle scelte, della turbolenza dei mercati e della trasparenza richiesta nella gestione – potrebbe davvero costituire una sorta di “laboratorio” per sperimentare forme nuove di partecipazione da parte dei Lavoratori, coerenti con il mutato contesto. Un po’ quello che anche i Coordinamenti Unitari stanno tentando di fare con l’utilizzo dell’ADAMP e degli strumenti associativi, scontando però le mancanze ed i limiti della legislazione italiana.
Di fronte a scelte che richiedono coraggio e la capacità di mettersi in gioco, non dobbiamo comunque dimenticare che il nostro sistema pensionistico interno possiede solidità strutturale ed efficienza anche grazie ai meccanismi di rappresentanza sino ad oggi adottati; meccanismi dai quali occorre quindi partire per tracciare il percorso evolutivo del prossimo futuro.
Ciao a Carlo.

Il “Sole” bacia i belli.

Ago 14, 2012   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
Download PDF

 

Vi  garantiamo che fa un certo effetto leggere sull’inserto settimanale del Sole 24 ore “Plus 24”, dedicato alla finanza e al risparmio, una serie di articoli sulla “Tentazione Etica” nei quali fa bella mostra un puntuale reportage (leggi in fondo) intorno all’esperienza dei nostri fondi previdenziali.
La cosiddetta “Altra Finanza” di cui si da conto, è ad onor del  vero,  il risultato di una coraggiosa scommessa vincente di cui i due giocatori principali che compongono il tavolo di governo del Fondo Pensione dei dipendenti della Banca MPS, ovvero sindacati ed azienda, possono andare sicuramente fieri.
Per questo motivo, ancor oggi non riusciamo a comprendere appieno i giudizi manichei e quantomeno affrettati con cui si è inteso svalorizzare anche esperienze come questa che in un arco di un decennio hanno conquistato ampi riconoscimenti anche sulla stampa internazionale.
Ci riferiamo ovviamente ai giudizi liquidatori con cui il Presidente della banca ha tracciato un confine quanto mai netto su quanto  realizzato sinora dalle cosiddette Parti, o per usare il suo linguaggio dagli stakeholder, prima del suo “avvento”.
Il baricentro di questo nostro progetto invece, sta nell’aver saldato la ricerca di un rendimento vivo del risparmio previdenziale dei lavoratori della Banca con il pieno rispetto delle regole in materia di responsabilità sociale d’impresa  evitando conflitti nel campo della  sostenibilità ambientale e nella  trasparenza in materia di corporate governance.
L’utilitarismo filosofico di Jeremy Bentham ci ricorda Guido Rossi in un recente editoriale è il vero baco che si è annidato nella nostra attuale macchina di sviluppo “riducendo in realtà l’idea del bene e della felicità sociale  a una singola categoria, in definitiva quella del DENARO”
Per questo non c’è altra via che un  ritorno al diritto ed alla trasparenza dei processi se vogliamo preservare dall’inaridimento  delle fonti la nostra democrazia economica di cui fa parte a pieno titolo l’industria domestica della nostra previdenza integrativa.
In ultimo, ci sia consentito esprimere alcune perplessità su una recente intervista rilasciata dal Presidente della Fondazione MPS nella quale viene evocata per i lavoratori della Banca una sorta di vocazione al martirio che più che sui sindacati faccia leva sui propri cromosomi storici di provenienza onde consentire un protagonismo del tutto analogo a quello dei lemmings.
A noi comuni mortali resta solo il dubbio se il Presidente no-profits Gabriello Mancini nell’esprimere le affinità elettive che lo legano in un “rapporto di fiducioso rispetto e continua collaborazione” con il nuovo management del Gruppo MPS si sia posto almeno una domanda, ovvero se questi siano vicini o no a quel target del 24% di executives managers randomizzato a Wall Street che in un recente sondaggio ha sostenuto come un comportamento non etico, o addirittura illegale possa diventare necessario per raggiungere il successo.
L’unica cosa certe che noi di previtenda sappiamo è che sfogliando lo stesso numero del settimanale “Plus 24” di sabato 11 agosto  a pagina 10 esattamente, si dà conto dell’esito attuale del duro scontro sindacale che si è aperto da quello ormai famoso 16 marzo 2012.
Come dire due facce di una stessa medaglia…..testa o croce sul destino della responsabilità sociale d’impresa o meglio l’altra finanza o la vecchia finanza vestita a nuovo?