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Archive from marzo, 2012

Don Franzoni “Del Rigore e della Misericordia” – La lotta per l’articolo 18 parte da molto lontano.

Mar 31, 2012   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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“Serve uno sforzo per guardare anche a quanti dovrebbero entrare nel mondo dl lavoro e non solo a quanti purtroppo rischiano di uscirne”: “nessun avallo a chi non vuole cambiare nulla e vuole che le cose restino così“. Queste sono le parole pronunciate dal Segretario Generale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana, l’assemblea permanente dei vescovi) ieri 30 marzo 2012.
Sarebbe molto facile ironizzare ed affermare che quando la materia è costituita dai diritti del lavoro ogni qualsivoglia evoluzione è assolutamente possibile, specie se dentro quei delicatissimi e  complessi vasi comunicanti, proprii delle libertà individuali, tutto pare  livellarsi inesorabilmente proprio verso il parametro inferiore.
Pensate che rivoluzione sarebbe stata,  se quella dichiarazione, opportunamente  rovesciata avesse riguardato il modello d’impresa, non fosse altro,  per promuovere quello virtuoso descritto magistralmente nell’enciclica “veritas in caritate” Se, invece, i diritti dell’uomo trovano il proprio fondamento solo nelle deliberazioni di un’assemblea di cittadini, essi possono essere cambiati in ogni momento e, quindi, il dovere di rispettarli e perseguirli si allenta nella coscienza comune. I Governi e gli Organismi internazionali possono allora dimenticare l’oggettività e l’« indisponibilità » dei diritti. Quando ciò avviene, il vero sviluppo dei popoli è messo in pericolo. (‘108 Capitolo IV Sviluppo dei Popoli – Diritti e Doveri).
Eppure, anche di recente, nel consueto ed avvincente dialogo tra il Cardinale Martini ed Ignazio Marino sul difficilissimo tema della sessualità i due sono giunti a proporre una visione piena di sfumature e di tagli di luce improvvisi e coraggiosi.
Ricordiamo che anche in passato, su argomenti altrettanto ardui come l’eutanasia e e la fecondazione assistita, ci fu  la medesima apertura e limpidezza che oggi ritroviamo sul tema dell’omosessualità e della contraccezione così come sono apparsi nell’intervista all’Espresso.
In fondo, a pensarci bene, la visita di Papa Benedetto XVI nella Cuba di Fidel Castro, ovvero in un paese di frontiera, lungo la linea del Capitalismo restituisce alla storia una verità fatta di errori e di sfide, d’orgoglio e pregiudizio.
Ora et labora.
La Domenica delle Palme e dei volantini in difesa dell’articolo 18.

« La verità è che da parte della gerarchia non si nega il diritto ad una scelta, si nega il diritto ad una scelta opposta a quella che la gerarchia stessa ha compiuto. »

(Don Franzoni).

L´articolo 18 e la costituzione (Gianluigi Pellegrino).

Mar 29, 2012   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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Cerchiamo parole che restino dentro, che ci facciano alzare dalla sedia e prendere altri libri. Cercare un’altra pagina, capire e guardare fuori, la notte. Scoprire un’altra parola, nuova. C’è chi la porta, quella parola, scritta nel sangue e gli gira pel corpo. Per questo la si legge dagli occhi, da un sorriso, da un colpo di tosse, dalla voce sicura. E noi, pallidi, la cerchiamo, gli stiamo di fronte, emozionati, scopriamo la vita, diversa.    
                             
                                                             
                                                                      Vittorio Foa
                                                                                                                                   Un utile lettura


Caro direttore,un mio diritto ed il potere del giudice a riconoscerlo possono dipendere dalla mera volontà del mio avversario in causa? Sicuramente no per fondamentali principi costituzionali. È allora in poche righe del docum       ento approvato dal Governo il 23 marzo la sostanziale confessione dell´incostituzionalità (che sembra davvero manifesta) della previsione che si vorrebbe inserire nel nuovo testo dell´art. 18, là dove a pag. 10 si legge che ad assumere importanza decisiva ai fini dell´intensità della tutela cui il lavoratore avrà diritto è “la motivazione attribuita al licenziamento dal datore di lavoro”.
Questo infatti vuol dire, come esplicitato nello stesso capitolo del testo governativo, che a parte l´ipotesi del licenziamento discriminatorio o disciplinare camuffato, in tutti gli altri casi di licenziamento pure manifestamente illegittimo perché arbitrario (non essendovi né ragioni disciplinari né ragioni economiche per disporlo), il diritto del lavoratore al possibile reintegro viene assurdamente condizionato al tipo di “bugia” che l´imprenditore ha ritenuto di inserire nella lettera di licenziamento (appunto la decisiva “motivazione attribuita al licenziamento dal datore di lavoro”).
Se il datore di lavoro avrà arbitrariamente allegato inesistenti cause disciplinari allora il lavoratore ha diritto al reintegro; se invece l´imprenditore avrà allegato, altrettanto arbitrariamente, inesistenti ragioni economiche, solo per questo il reintegro è escluso!
L´incostituzionalità è quindi intrinseca a questo progetto di riscrittura dell´art. 18 e riguarda i cittadini in quanto tali prima ancora che come lavoratori. Principi fondamentali della nostra Costituzione impediscono che l´ambito di tutela di ciascuno di noi dipenda dalla volontà della nostra controparte (art. 24). Ed è sempre la Costituzione che impedisce che situazioni identiche vengano trattate in modo diverso (art. 3). E non c´è dubbio che un licenziamento privo dei requisiti di legge, lo è allo stesso modo a prescindere da quale sia la falsa allegazione che lo supporta.
Il progetto del Governo invece consegnerebbe la seguente assurda situazione. Se un imprenditore vuole semplicemente licenziare (non per discriminazione ma) per semplice voglia di farlo senza che ve ne siano le sole ragioni che l´ordinamento prevede per giustificarlo, ebbene l´ambito di tutela del lavoratore dipenderà incredibilmente da quale falsa ragione il datore di lavoro deciderà di allegare nell´illegittimo ben servito. Se scriverà che è per ragioni disciplinari, il giudice che ne accerta l´inesistenza potrà reintegrare il lavoratore. Ma se invece il capo azienda scriverà che è per ragioni economiche, il diritto al reintegro del lavoratore svanirà di incanto, e il giudice che pure accerti l´inesistenza anche di quel motivo, viene per legge costretto a poter accordare solo l´indennizzo. E ciò solo in ragione di ciò che il datore di lavoro ha (falsamente) dichiarato.
L´incostituzionalità è quindi intrinseca nel progetto del Governo per una sua clamorosa contraddittorietà interna. Perché da un lato afferma il giusto principio generale in base al quale in caso di licenziamento illegittimo può esservi anche il diritto al reintegro (a seconda dei casi che verranno accertati dal giudice); però poi d´improvviso crea una fessura dove questo diritto svanisce di incanto e per sola volontà della parte che ha interesse a farlo svanire. Una fessura che all´evidenza rischia di diventare voragine contraddicendo lo stesso impianto che il Governo ha stabilito di seguire.
A ciò si aggiunga che la salvaguardia infine inserita dal Ministro Fornero per i casi in cui il lavoratore riesca a dimostrare che si sia camuffato un licenziamento discriminatorio o disciplinare, non solo non risolve la questione ma rende l´ingiustizia ancora più clamorosa. Ed infatti arriviamo al paradosso che dinanzi a un licenziamento non discriminatorio ma arbitrario che allega inesistenti ragioni economiche, ha maggiore tutela il lavoratore che possa dire di essersi macchiato di qualche colpa disciplinare rispetto a quello che invece nessuna colpa possa attribuirsi!
Il punto è che Costituzione alla mano, a parte le ipotesi di nullità del licenziamento per discriminazione, tutti gli altri casi di licenziamento illegittimo devono avere lo stesso ambito di tutela, quale esso sia. È senz´altro legittima l´opzione del Governo di passare da un sistema che prevede sempre il reintegro ad un sistema più flessibile dove l´intensità della tutela è affidata al giudice del caso concreto. Ma così deve essere sempre, in tutti i casi di licenziamento illegittimo. Non può certo una delle parti in causa determinare quali siano i diritti della controparte e quali siano i poteri del giudice, pena la frontale violazione dell´art. 24 della Costituzione che garantisce ad ogni cittadino (lavoratore o meno che sia) la quantità e l´intensità delle tutele apprestate dall´ordinamento, non certo dalla volontà del suo avversario in causa.
È davvero sorprendente che si stia creando tutto questo sconquasso su una ipotesi normativa che per come progettata non supererebbe il più elementare degli esami di costituzionalità.
Da La repubblica del 28/03/2012.

Trenta denari per tradire la civiltà del lavoro

Mar 22, 2012   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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Nell’ultimo sabato del villaggio “virtuale” della famosa trasmissione televisiva  “Che tempo che fa” la Ministra Fornero ha affermato perentoria dinanzi ad un attonito Fazio che la Fiat  non può fare ciò che vuole, dimenticandosi purtroppo, che solo poche settimane or sono la Fiat  uscita da Confindustria, ha sbattuto la porta persino alla Corte di Appello di Potenza sul  suo pronunciamento di reintegro dei tre operai di Melfi: Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli.

La Fiat è sempre oltre.
Oggi che il Governo chiude sul nuovo articolo 18   e chiede gentilmente ai giudici di misurare il lavoro con la loro antica bilancia. Il fatto è, che mentre in un piatto ci sono i famosi trenta denari (la misura dei 15 /27  mesi di salario) e nell’altro sopravvivono la dignità e la cultura del lavoro di una classe: questa è l’inesorabile sentenza che oggi nel terzo millennio dopo Cristo viene definita modernità ed essenziale contributo allo sviluppo economico.
Ricordo che Bruno Trentin assegnò proprio al lavoro il merito di avere arricchito il significato della parola libertà, proprio quella parola che in ogni tempo cammina dentro la storia di un popolo. Diceva infatti il grande sindacalista che le conquiste sul lavoro degli anni sessanta avevano proiettato i lavoratori dentro una dimensione nuova dove l’emancipazione aveva aperto nuove strade che si chiamavano previdenza, assistenza,diritto allo studio fino a giungere a quel salto lunare della coscienza che aveva trasformato per sempre i lavoratori da sfruttati a produttori.
Oggi anche quella coscienza ha un prezzo, il prezzo della schiavitù e del tradimento.
E poi, come sostiene il giuslavorista Umberto Romagnoli, in una Nazione che ha un’endemica lentezza nell’amministrazione della giustizia una riforma siffatta si tradurrà ben presto per il singolo lavoratore nell’orrendo ricatto di patteggiare con il datore di lavoro uno sconto pronta cassa su quegli eventuali 30 denari erogabili dalla roulette giudiziaria varata dal Governo Monti.
Eppure, persino per gli industriali, a cominciare da De Benedetti fino al neo presidente della Confindustria Squinzi il nuovo impianto non sembra ne prioritario ne essenziale e ciò consente di auspicare, che in linea di principio, l’impresa non sia assolutamente obbligata ad invocare la nuova norma, laddove essa divenisse legge della Repubblica.
La responsabilità sociale d’impresa non può essere una fotografia ferma ed immutabile ma deve mostrarsi capace di evolversi in stretta aderenza ai processi economici e politici di una Nazione.
Pertanto, la formazione del processo di accumulazione e di valore deve essere affiancato da un obbligo di comunicazione e trasparenza che riguarda non solo le caratteristiche intrinseche ed ambientali dei beni e servizi prodotti ma anche dell’impianto giuridico e contrattuale esperito.
Penso in buona sostanza ad un bollino blu che indichi al consumatore che in quell’impresa non sì è ricorso alle nuove tipologie di licenziamento previste dal nuovo articolo 18, oppure che si riconosca, d esempio la piena legittimità di rappresentanza sindacale estesa anche alle organizzazioni scomode o meglio non accomodanti.
In una società evoluta il potere legislativo e giudiziario non  bastano, c’è invece  assoluto bisogno di una completa e TRASPARENTE informazione che consenta ai singoli cittadini di esercitare un proprio autonomo giudizio di merito e di scelta consapevole.

Aumenti, no grazie!

Mar 6, 2012   //   by wbottoni   //   Sindacato  //  Nessun commento
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Uno dei primi atti di questo Governo è stato dedicato interamente al tema della Previdenza e a parte le ormai famose lacrime, ciò gli ha consentito di conquistare il centro dell’attenzione nello scacchiere di politica economica internazionale. Per cui, risulta  singolare e apparentemente incomprensibile che nel rinnovo dello schema contrattuale dei lavoratori del credito, l’Associazione Bancaria Italiana abbia “nascosto” proprio dentro gli ingranaggi della previdenza complementare la “spremitura” del costo del lavoro operata nella categoria. Tale sacrificio è stato preparato accuratamente,  attraverso una studiata eclisse tematica a cominciare dai documenti propedeutici alla trattativa (vedi  ad esempio il “rapporto 2011 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria”).

Eppure, nel medesimo rapporto del 2010, l’argomento aveva ricevuto un intero capitolo molto attento e preciso. Oggi, lo schema di formattazione “innovativo” dell’articolo 14 della bozza di nuovo contratto del credito, nel neutralizzare il salario aziendale nel processo di accumulo previdenziale, apre la strada al disboscamento di quella foresta pietrificata  cresciuta per  anni nel settore credizio. 
Il fondo pensione di categoria diverrà ben presto per i “banchieri” il nuovo totem ove sacrificare il plus-valore previdenziale dei lavoratori bancari.
Di tutt’altro segno è stata, a mio modesto parere, la grande impresa condotta nel sistema previdenziale dei lavoratori della Banca MPS che è riuscita in pochi anni a deframmentare un quadro previdenziale costituito da una miriade di fondi e trattamenti pensionistici interni e ricondurli dentro un’unico veicolo dedicato. 
Un’operazione difficilissima, non priva di difficoltà ma che mai nessuno in Italia aveva  tentanto prima. 
Come accaduto nel lontano 1798,  quando  sia il Commissario del Governo francese  che il Granduca Leopoldo emanando i i relativi decreti e regolamenti di pagamento delle tre divisioni di un’unica azienda: Monte Paschi, Monte Pio e Cassa di Risparmio inaugurarono le prime pensioni di anzianità erogate in Italia, anche oggi,  e più precisamente dal primo luglio del 2011 le porzioni previdenziali di oltre 21.000 lavoratori della Banca sono state riferite dentro i confini di un unico grande fondo interno. 
Ora, dopo questa lunghissima premessa, tenterò di entrare finalmente dentro i nuovi ingranaggi del CCNL in discussione, esponendo soltanto le cifre suggerite dai nuovi modelli di calcolo previsti dall’accordo: primo fra tutti il nuovo paniere TFR di tutti i lavoratori, che ricordo costituisce base di calcolo sia per il contributo aziendale che individuale.
Nel richiamato dispositivo contrattuale seppure   si citi un intervallo temporale preciso (1 gennaio 2012 – 31 dicembre 2014) è facilmente intuibile  e quindi ipotizzabile il radicamento strutturale di tale innovazione.  
Naturalmente, le mie simulazioni tengono conto delle nuove coordinate: – età di pensionamento prevista) contenute nel decreto legge 201  del 6 dicembre 2011, convertito con modificazioni, della legge legge 214, cosiddetta Manovra Salva Italia. Per gli elementi della retribuzione di origine aziendale e quindi appartenenti alla cosiddetta contrattazione di secondo livello ho applicato un coefficiente di capitalizzazione atteso pari al 2,75%, che corrisponde ad una stima molto conservativa (e quindi prudenziale) di investimento mobiliare bilanciato, ho altresì calcolato l’aumento della retribuzione su un target medio del 2%, tasso al quale ho indicizzato le trattenute in ragione di un trend di sviluppo medio di carriera professionale. 

  • Francesco età 41 anni 18 anni di servizio 3°area 4°livello e da sempre iscritto al Fondo Post ’91 con una quota mensile di carriere economiche pari a 133€ accumula a fine carriera nel 2039 un gap  di -9.620€ mentre nei 3 anni di vigenza contrattuale la perdita è pari a -540€.
  • Rosaria età 36 anni 8 di servizio 3° area 1°livello iscritta dal primo giorno al Fondo Post ’91 con una quota automatismi Cia pari 192€ accumula a fine carriera   prevista nel 2045 un gap  di -16.740€ mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -780€.
  • Maria Rita 53 anni e 30 di servizio iscritta alla Cassa di previdenza aziendale con 645€ di automatismi Cia nel ruolo di 3° area di 4° livello perde a fine carriera nel 2024 -9.700€mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -1.750€  .
  • Walter 57 di età e 38 di anzianità iscritto alla CPA con 645€ di automatismi Cia appartenente alla 3° area 4° livello perde fino a -8.600€ se arriva fino a 65 anni mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -2.480€   .
  • Silvio 55 anni e 36 di banca è un q.d 3 iscritto alla Cpa con 1.067€ di  solo salario aziendale tra 10 anni avrà un deficit di – 18.300€ mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -4.100€   .
  • Emilio a 43 anni e 24 di banca  3° area e 3° livello con 645 di carriere economiche nel 2032 quando sarà in pensione avrà uno zainetto più magro di 27.400€  mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -2.480€  .
  • Vincenzo che a 58 anni e 37 di servizio (Cpa) è un q.d. 4 3°mte ha mensilmente 2.115€ di salario aziendale per cui tra 5 anni avrà -17.450€ sullo zainetto  mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -8.130€.
  • Massimo a 55 anni e 36 in banca (Cpa) è q.d.4 1° mte ha solo 323€ di salario Monte nel 2022 avrà – 5.540€  mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -1.242€  .
  •  Barbara viene da Banca Toscana è 3°2°livello ed ha solo 32 anni e 5 di servizio per cui ha 80€ di salario Cia  per cui nel lontanissimo 2049 avrà -10.480€.mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -324€.
  • Giandomenico anche lui da B.T. ha 36 anni e 16 di banca ed è 3°area e 4° livello ha in busta paga 223€ tra Cia ed ad personam tra 29 anni avrà  –18.280€ mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -900€  .
  • Maurizio a 56 anni di età e 32 di servizio è un qd1 e 790€ di salario banca per cui tra 11 anni avrà -15.970€ mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -3.200€.
  • Franca a  54 anni e 35 di servizio è un qd2 di provenienza Antonveneta con 194€ di salario Cia tra 8 anni avrà -2.727€ mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -785€. 
  • Gianfranco ha 37 anni e 9 di banca anche lui viene da Antonveneta è 3° area 1° livello e 192€ di salario Cia per cui nel 2044 avrà -18.875€ mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -777€. .
  • Antonia viene da Bam ed ha 52 anni e 32 di servizio è 3° area e 3° livello e 320€ di salario aziendale Cia nel 2022 avrà -5.780€.mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -1.296€.
  • Pietro 52 anni e 32 di anzianità sempre da Bam 3° area 3° livello anche lui 320€ cia andrà in pensione un anno dopo nel 2023 perciò avrà -6.467€ di zainetto mentre nella vigenza contrattuale il saldo è -1.296€. .

*Queste proiezioni non tengono conto della sterilizzazione sia degli aumenti (modesti) contrattuali futuri oltre che del congelamento degli scatti biennali.
(fine seconda puntata).